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“Agata, una donna che ha detto NO”: la campagna di Thamaia contro la violenza sulle donne

In occasione di Sant’Agata, Thamaia lancia una campagna contro la violenza sulle donne, rileggendo la figura della santa come simbolo di autodeterminazione.

Sant’Agata; In occasione delle celebrazioni dedicate a Sant’Agata, l’Associazione Thamaia rilancia anche quest’anno la campagna di sensibilizzazione “Agata, una donna che ha detto NO”, un’iniziativa che intreccia memoria storica, impegno politico e responsabilità collettiva.

La campagna si inserisce in un contesto culturale e sociale ancora profondamente segnato dalla violenza maschile contro le donne e mira a riportare al centro del dibattito pubblico una figura tradizionalmente letta in chiave religiosa, restituendole invece una forza narrativa capace di parlare al presente e di interrogare la società contemporanea.

Agata come figura contemporanea di autodeterminazione

 

Agata non è soltanto una santa, ma una donna che ha scelto di opporsi alla violenza e al controllo maschile, pagando quella scelta con la vita. È proprio questo rifiuto, questo NO pronunciato contro un potere che pretendeva di dominarla, a rendere la sua storia drammaticamente attuale.

La campagna di Thamaia invita a rileggere il martirio di Agata come un atto di autodeterminazione che richiama con forza la realtà odierna dei femminicidi e delle molteplici forme di violenza che colpiscono le donne, spesso nel momento in cui tentano di affermare la propria libertà.

In questa prospettiva, Agata diventa un simbolo che rompe la distanza tra passato e presente, mostrando come le radici della violenza siano profonde e ancora oggi strutturalmente radicate.

Una campagna che occupa lo spazio pubblico e il discorso collettivo

Il messaggio della campagna verrà diffuso attraverso i canali social dell’associazione e tramite affissioni in 50 fermate degli autobus urbani, portando la riflessione sulla violenza maschile contro le donne nello spazio pubblico cittadino.

Questa scelta comunicativa risponde a una precisa volontà politica: sottrarre la violenza alla dimensione privata in cui troppo spesso viene relegata e restituirle una dimensione collettiva. Parlare di violenza negli spazi della quotidianità significa coinvolgere l’intera comunità, chiamando la città a confrontarsi con un fenomeno che non riguarda solo chi lo subisce, ma che interpella la società nel suo insieme.

Nominare la violenza per smascherarne le radici strutturali

«La campagna nasce dalla necessità politica e culturale di nominare la violenza maschile contro le donne», dichiara Anna Agosta, presidente dell’Associazione Thamaia, sottolineando come si tratti di un fenomeno strutturale, radicato in rapporti di potere diseguali e in una cultura che continua a legittimare il dominio, la pretesa e il possesso sui corpi e sulle vite delle donne.

Secondo Thamaia, la figura di Agata assume oggi un significato profondamente contemporaneo proprio perché rende visibile ciò che spesso viene rimosso o normalizzato. La campagna si propone così di mettere in discussione narrazioni ancora dominanti che giustificano, minimizzano o rendono invisibile la violenza, restituendo centralità alle parole e all’esperienza delle donne.

Dal simbolo alla richiesta di responsabilità politiche e sociali

Dire NO, oggi, non può limitarsi a un gesto simbolico o commemorativo. Significa pretendere scelte politiche e sociali concrete: servizi adeguati e accessibili per le donne che subiscono violenza, protezione reale per chi trova il coraggio di denunciare e percorsi educativi strutturali sul consenso, sul rispetto e sulla parità di genere.

 

Senza questi strumenti, ogni dichiarazione di solidarietà rischia di restare vuota. Con questa iniziativa, Thamaia intende parlare non solo alle donne che vivono situazioni di violenza e isolamento, ma anche all’intera città, affinché la responsabilità del contrasto alla violenza maschile non ricada più esclusivamente su chi la subisce..

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