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“Pendolaria”, nel dossier di Legambiente la Sicilia è ancora penalizzata sul fronte dei trasporti

Pendolaria 2025: trasporti pubblici italiani in crisi, divari regionali e Sud penalizzato. Legambiente chiede investimenti e mobilità più equa e sostenibile.

Dal resoconto che emerge dal Rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente, ci si trova dinanzi ad un trasporto pubblico locale che scarseggia, la distanza tra i territori continua a crescere, ricreando un sistema sempre più debole, principalmente nel Mezzogiorno e ovviamente la Sicilia.

Che tipo di sistema viene rappresentato?

Secondo Legambiente, il Fondo Nazionale Trasporti subirà nel 2026 un calo del 38% rispetto al 2009, a prezzi costanti. In valori assoluti, il fondo è passato dai 6,2 miliardi del 2009 ai 5,18 miliardi del 2024, un recupero solo apparente che non compensa l’erosione dovuta all’inflazione. Per tornare ai livelli reali di quindici anni fa servirebbero almeno 3 miliardi aggiuntivi. 

Nel 2024 i treni regionali in circolazione sono diminuiti di 185 unità rispetto all’anno precedente, a causa della dismissione di convogli obsoleti non compensata dall’acquisto di nuovi mezzi. La situazione evidenzia le difficoltà nel mantenere il servizio ferroviario regionale ai livelli richiesti, tra fondi insufficienti e carenza di rinnovo del parco treni.

Sicilia: la situazione drastica

Il Rapporto dedica un focus particolare alla Sicilia, segnalata tra le regioni maggiormente penalizzate dai ritardi infrastrutturali. Restano infatti interrotti da oltre un decennio collegamenti strategici come la Catania–Caltagirone–Gela, sospesa dal 2011, e la Palermo–Trapani via Milo, chiusa dal 2013. Linee fondamentali per la mobilità interna e per la coesione territoriale, la loro assenza continua a pesare sulla vita quotidiana dei cittadini, senza che siano state individuate soluzioni strutturali.

Come procede con il restante Europa?

Il divario infrastrutturale italiano emerge anche dalle reti urbane su ferro. Nel nostro Paese sono attivi 271,7 km di metropolitane, contro i 680 km del Regno Unito, i 657 km della Germania e i 620 km della Spagna. La costruzione di nuove linee resta lenta: in media appena 2,85 km di metropolitane e 1,28 km di tramvie all’anno, numeri considerati insufficienti rispetto alla domanda reale, concentrata soprattutto nelle aree urbane e metropolitane. La situazione evidenzia la necessità di investimenti più consistenti per garantire una mobilità sostenibile ed efficiente nelle città italiane.

Il divario territoriale tra le regioni

Il report evidenzia criticità diffuse in tutta Italia, con un impatto più grave nel Centro-Sud. In Campania, l’ex Circumvesuviana ha perso 13 milioni di passeggeri negli ultimi dieci anni; nel Lazio, la linea Roma Nord–Viterbo ha registrato oltre 8.000 corse soppresse nei primi dieci mesi del 2025; mentre in Sardegna la Sassari–Alghero entra nella lista delle linee peggiori.

Clima e fragilità infrastrutturale

Dal 2010 al 2025 Legambiente ha registrato 229 eventi meteorologici estremi che hanno interrotto il servizio ferroviario, di cui 26 solo nel 2025. Roma, Milano e Napoli risultano le città più colpite, ma il Sud soffre maggiormente a causa di infrastrutture meno resilienti e di una manutenzione spesso insufficiente, che amplifica l’impatto dei disagi.

Transport poverty

Uno dei punti più critici del Rapporto riguarda la transport poverty. In Europa, si considera vulnerabile una famiglia che destina oltre il 6% del reddito ai trasporti. In Italia la spesa media raggiunge il 10,8%, con punte ancora più alte nelle zone dove il trasporto pubblico è carente e l’uso dell’auto privata diventa obbligatorio. Secondo Legambiente, questa condizione colpisce in particolare studenti, lavoratori e famiglie del Mezzogiorno, limitando l’accesso a lavoro, istruzione e servizi essenziali.

Segnali positivi, ma insufficienti

Ci sono segnali positivi, come per l’esempio l’età media dei treni regionali è scesa a 14,7 anni e nel 2024 i viaggiatori giornalieri hanno raggiunto i 2 milioni e 538mila. Numeri comunque insufficienti, secondo Legambiente, a compensare anni di sottofinanziamento e scelte ritenute sbilanciate, che continuano a punire la mobilità ferroviaria nazionale.

Come risolvere la situazione? Cambiare rotta

Legambiente ha chiesto al Governo un cambio strategico, ovvero rafforzare il Fondo Nazionale Trasporti, investire nel ferro nelle città e nelle regioni più fragili, a partire dalla Sicilia, e puntare su una mobilità pubblica più equa e sostenibile.

Secondo l’associazione, si tratta di una questione che va oltre i trasporti: riguarda la coesione sociale e il diritto alla mobilità di tutti i cittadini. 

 

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