Categorie: Attualità

Pensionati in aumento, lavoratori in calo: il Sud supera la soglia critica

Tra il 2025 e il 2029 tre milioni di italiani lasceranno il lavoro. Gli esperti: “Servono più giovani e donne attivi nel mercato”

Secondo l’ultima rilevazione della Cgia di Mestre, al Sud – Sicilia compresa – il numero delle pensioni erogate supera nettamente quello dei lavoratori attivi.
Nel 2024, infatti, a fronte di 7,3 milioni di pensioni pagate risultano poco più di 6,4 milioni di occupati. Il Mezzogiorno si conferma così l’unica area del Paese in cui le prestazioni previdenziali superano il numero di chi lavora.

Tra le regioni più sbilanciate spicca la Puglia, che registra un saldo negativo di 231.700 unità.
Al contrario, le regioni del Centro-Nord mantengono un saldo positivo, rafforzato dal buon andamento dell’occupazione degli ultimi anni. In particolare, si segnalano la Lombardia (+803.180), il Veneto (+395.338), il Lazio (+377.868), l’Emilia Romagna (+227.710) e la Toscana (+184.266).

L’allarme della Cgia: “A rischio la stabilità dei conti pubblici”

“La spesa pubblica è destinata a crescere”, avverte la Cgia di Mestre, evidenziando come la combinazione tra aumento dei pensionati e stabilità del numero degli occupati rischi di compromettere, nel medio periodo, l’equilibrio dei conti pubblici e la stabilità economica e sociale del Paese.

Per la Cgia, la soluzione passa attraverso un ampliamento della base occupazionale, facendo emergere i lavoratori in nero e incentivando l’ingresso nel mercato del lavoro di giovani e donne, le cui percentuali di occupazione restano tra le più basse d’Europa.

Prospettive future: tre milioni di uscite entro il 2029

Lo scenario, però, non lascia spazio all’ottimismo. Secondo le stime, tra il 2025 e il 2029 oltre 3 milioni di italiani lasceranno il proprio posto di lavoro, di cui 2,2 milioni (pari al 74% del totale) concentrati nelle regioni del Centro-Nord.

Una transizione che, se non accompagnata da un ricambio generazionale efficace, rischia di trasformarsi in una “fuga dal lavoro” con ricadute economiche e sociali storiche.
“Già oggi – osserva la Cgia – molte imprese faticano a trovare personale disposto a lavorare in fabbrica o in cantiere. Figuriamoci tra qualche anno, quando l’età media dei lavoratori sarà ancora più alta e la forza lavoro più ridotta”.

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