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Ponte sullo Stretto tra le spese della Nato: aggirato il diktat del 5%

Ponte sullo Stretto, il governo Meloni valuta il progetto come spesa militare strategica. Di seguito tutti i dettagli a riguardo e le spese NATO.

Il Ponte sullo Stretto di Messina potrebbe passare da semplice infrastruttura civile a progetto di rilevanza militare. Secondo il quotidiano statunitense politico, il governo Meloni sta considerando di classificare questa grande opera da 13,5 miliardi di euro come spesa militare. L’obiettivo sarebbe contribuire al raggiungimento dei nuovi target stabiliti dalla NATO, che richiedono di destinare il 5% del PIL nazionale alla difesa e alla resilienza strategica, di cui il 3,5% deve essere dedicato direttamente alla spesa militare e l’1,5% a infrastrutture strategiche.

Risorsa strategica per l’esercito italiano

In questo contesto, il Ponte sarebbe visto non solo come il collegamento tanto atteso tra Calabria e Sicilia, ma anche come una risorsa strategica capace di agevolare il rapido trasferimento di truppe, mezzi pesanti e materiali sia su strada che su rotaia. Un funzionario del Tesoro italiano avrebbe indicato che questa nuova classificazione potrebbe permettere al governo di superare gli ostacoli tecnici ed economici che hanno rallentato per anni la realizzazione dell’opera.

La proposta trova appoggio nei ministri Tajani e Salvini , che sostengono come il Ponte rappresenti un vantaggio per la mobilità militare e svolga un ruolo fondamentale nella difesa e nella sicurezza sia nazionale che internazionale.

Un corridoi militare italiano

Il governo aveva già formalizzato, nella delibera del 9 aprile 2025, che l’opera è considerata di «interesse pubblico prevalente», evidenziandone il doppio impiego civile e militare. Tuttavia, permangono dubbi sulla reale rilevanza per la NATO: lo Stretto di Messina, infatti, non è attualmente incluso nel corridoio militare italiano designato dall’Alleanza, che collega la Puglia ai Balcani attraverso Albania, Macedonia del Nord e Bulgaria. Non è nemmeno chiaro se la tratta Sicilia-Calabria faccia parte della rete europea per la mobilità militare, la quale dovrebbe essere coordinata con quella atlantica.

Dal recente vertice NATO non sono arrivate conferme ufficiali riguardo all’inserimento del Ponte nei piani strategici dell’Alleanza, né dichiarazioni dall’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump.

Nonostante queste incertezze a livello internazionale, in Italia i lavori proseguono. L’assessore regionale alle Infrastrutture, Maria Stefano Caracciolo, ha comunicato che a partire da settembre inizieranno i primi interventi per circa un miliardo di euro, riguardanti le opere compensative. Il completamento dell’intero progetto è previsto entro sette anni.

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