Unict, assolto il professore accusato di violenza sessuale: prove non sufficienti

Dopo le denunce relative a violenze verbali e sessuali ai danni di sette studentesse di Medicina, il professore è stato assolto per mancanza di prove.

Sette ragazze, tutte studentesse di Medicina presso l’Università di Catania, avevano accusato un professore del dipartimento di violenze sessuali e di molestie verbali, questo quanto riportato dalla Repubblica. “Ci chiamava nel suo ufficio senza un motivo, ci toccava, ci strofinava, ci faceva sentire che era in erezione, ci diceva: ‘voglio entrarti dentro'”: queste le terribili testimonianze delle studentesse vittime di violenza.

La ricostruzione dei fatti

I suddetti 19 reati reati sarebbero accaduti tra il 2008 e il 2014 presso l’ospedale Vittorio Emanuele Ferrarotto, in quegli anni aula del Policlinico. Ma nonostante tutte le accusa il professore è stato assolto: “Non si è raggiunta la prova al di là di ogni ragionevole dubbio”.

La Repubblica fa il punto della situazione ripercorrendo le 96 pagine scritte dai giudici su quanto accaduto nel lontano 2008/2014. Nelle prime righe si può leggere: “È certamente emersa la prova di un comportamento predatorio ossessivo nei confronti delle studentesse che il professore sceglieva come oggetto dei suoi desideri sessuali, ma il tribunale deve distinguere cause per caso per capire se i comportamenti sono sussumibili del reato contestato”. Infatti, secondo alcune intercettazioni, hanno sottolineato i difensori, sarebbe emerso un accordo tra le parti su cosa testimoniare.

Le violenze sulle studentesse

A pagina 32 si può leggere la testimonianza di Alessandra L., oggi di 32 anni: “Mi diceva stronza bastarda”. Inoltre, il professore si sarebbe rivolto al fidanzato della studentessa di fronte ad altri presenti, dicendo: “Luca, non fare mettere questo ombretto che non la posso guardare”.

A questo si sarebbe aggiunta anche l’accusa di aver toccato il seno della ragazza. Proprio a pagina 32 la studentessa Alessandra dichiara che l’imputato le avrebbe appoggiato i palmi al seno, ma secondo quanto riportato dai giudici “non c’è stata una pressione particolare delle mani”. Di conseguenza, “permangono dei dubbi sulla effettiva invasione della sfera sessuale e del dolo”; e ancora, “appare poco verosimile che, volendo le palpare una zona erogena, il docente non abbia fatto alcuna allusione sessuale […]  si tratta di un contatto che appare anomalo, poiché è l’imputato non ha utilizzato le dita per palpare”.

Alessandra, inoltre, racconta che il professore l’avrebbe fatta sedere accanto a lui, l’avrebbe insultata e successivamente le si sarebbe “buttato addosso”. In merito, la quarta sezione del Tribunale di Catania scrive: “Non si comprende cosa significhi buttarsi addosso e se ciò abbia coinvolto la sfera sessuale della persona offesa… In attesa di una descrizione più puntuale della condotta, il Tribunale non può che concludere che non è provata la responsabilità del docente”.

Vittima del professore non sarebbe solo Alessandra, ma anche Micol M., che sarebbe stata approcciata dal docente con queste parole: “con quegli occhi mi mandi in confusione… vorrei entrarti dentro”. Una violenza che, stando alla studentessa, non sarebbe soltanto verbale ma anche fisica. Micol racconta, infatti, che alla fine dell’esame il professore “si appoggiò facendole sentire il membro in erezione”. Inoltre, dopo avers coperto che la ragazza si era fidanzata con un chirurgo interno, il professore l’avrebbe approcciata dicendole: “Quell’uomo ti può dare una famiglia, io una notte di sesso”.

Vittime non credibili?

Per i tre giudici, la testimonianza di Micol non sarebbe credibile “perché ha scelto il professore come relatore della tesi” e avrebbe denunciato i fatti troppo tardi: “Anche se di solito questo elemento non è rilevante, ha denunciato solo quando è stata emarginata dal posto di lavoro”.

Nicole e Alessandra non sono da sole. Si aggiunge anche la testimonianza di Giuseppina A., la quale avrebbe riferito ai giudici come spesso il professore l’avrebbe chiamata nel suo ufficio e si sarebbe strusciato  su di lei. Tali violenze avrebbe poi portato al licenziamento volontario di Giuseppina.

Anche un’altra studentessa, Simona Chiara D’A., ha confessato ai giudici che il professore avrebbe continuamente cercato il contatto fisico con lei. Stessa sorte di Irene M., la quale ha denunciato che più volte il professore si sarebbe strusciato i genitali e avrebbe minacciato la studentessa che per ottenere la sua fiducia “avrebbe dovuto avere un rapporto sessuale con lui”. Stesse dinamiche raccontate anche da Caterina, Nicoletta Alessia e Deborah.

La difesa dell’imputato

L’avvocato Salvatore Augusto Trombetta, difensore dell’imputato assolto, dichiara che i giudici hanno sentenziato e che le attività del professore erano senz’altro volgari ed eticamente sbagliate, ma che non è stata superata la linea del reato. A questo aggiunge: “Le registrazioni dicono che c’è stato un apporto preventivo delle accusatrici su cosa dovessero riferire a processo. Possibile che Micol, dopo la tesi, abbia regalato all’imputato una foto che ritrae due in un abbraccio?”.

Il pm sta valutando se chiedere l’appello, ma i reati a questo punto potrebbero essere tutti prescritti.


Catania, docente assolto da accuse di molestie: indignazione in Parlamento

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