
Apre il nuovo Museo Kalòs, che accompagnerà ogni visitatore a riscoprire l’antica arte siciliana, e in particolare catanese! Antichi mestieri d’arte, inaugurata domenica 4 maggio in via Conte Ruggero 79 a Catania ha dato la possibilità a numerosi visitatori di scoprire o riscoprire le numerose e antiche collezioni di arti decorative applicate.
Per l’accesso al Museo è richiesta una libera offerta, ma la Fondazione vive anche delle donazioni di chi, come D’Amico, pensa che questo patrimonio culturale non vada dimenticato in qualche cantina.
L’esposizione racconta storie di fine Ottocento e del primo Novecento, attraverso oggetti carichi di valore storico ed emotivo. Tra questi spiccano i cartoni artigianali realizzati ad acquerello da Santi Cacciaguerra, allievo del celebre Domenico Morelli, attivo nei primi decenni del Novecento. In mostra anche raffinati servizi da rosolio, cartoline illustrate a mano, giradischi con tromba, pianoforti, un antico armonium, orologi a cucù e carillon d’epoca. Non mancano i materiali scolastici di altri tempi, capaci di evocare ricordi lontani e suscitare una sottile nostalgia.
Il percorso museale si arricchisce inoltre di giochi antichi, fotografie storiche e strumenti musicali che testimoniano la tradizione liutaia della Catania di una volta. Un viaggio coinvolgente tra oggetti che custodiscono frammenti di identità, in un racconto autentico delle generazioni che ci hanno preceduto. Un’esperienza che restituisce valore alle radici culturali della comunità, attraverso l’arte e la memoria materiale. Il Museo ospita anche una collezione unica, composta da pezzi accuratamente selezionati, acquistati e restaurati da Angelo D’Amico, anima della Fondazione Kalòs. Tra gli oggetti più significativi vi sono strumenti a corda come mandole e mandolini, riportati in vita grazie alla guida preziosa di uno degli ultimi maestri liutai catanesi, Vincenzo Maravigna.
“Mi ha insegnato i segreti della costruzione e del restauro di questi strumenti – racconta D’Amico – e per il primo mandolino ci è voluto oltre un mese di lavoro prima di restituirgli la sua voce. Ora è parte integrante della mostra permanente”.
Il museo non è solo il risultato di un impegno personale, ma vive anche grazie alla generosità di chi sceglie di contribuire con donazioni, alimentando così la memoria e il valore di una tradizione artigianale che rischia di andare perduta.
È proprio in questo spirito che la Fondazione ha voluto restituire qualcosa alla città: un luogo che custodisce il passato ma guarda al futuro, un centro culturale che non si limita alla mera esposizione. “Questo patrimonio appartiene a Catania – sottolinea D’Amico – e a Catania deve rimanere. Mi auguro che questo spazio venga riconosciuto come parte integrante della vita culturale della città, non solo come museo da visitare, ma come luogo vivo, capace di ospitare iniziative continuative, non episodiche, che offrano un contributo reale al tessuto culturale cittadino”.
L’obiettivo è quello di trasformare il museo in un centro dinamico e partecipato, dove la memoria storica diventa motore di creatività e confronto.
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