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A Catania sempre più imprese sono costrette a chiudere: i dati

Catania sta vivendo una grave crisi economica. Sempre più imprese locali sono costrette a chiudere, mettendo a rischio l'occupazione della città.

Il 2024 si è rivelato un anno complesso per il panorama imprenditoriale siciliano, segnato da un decremento netto di oltre 7.600 imprese, nonostante l’incremento delle nuove iscrizioni. Questa flessione, che interessa principalmente i settori tradizionali come commercio, agricoltura, industria ed edilizia, riflette una preoccupante tendenza alla chiusura, a fronte di una realtà economica sempre più difficile.

Un bilancio negativo per i settori tradizionali

I settori storici dell’economia siciliana hanno vissuto un periodo di difficoltà. In particolare, il commercio, pur mantenendo una certa vivacità con un aumento del 78% delle nuove iscrizioni rispetto al 2023, ha chiuso il bilancio con un saldo negativo di oltre 5.300 attività. Un fenomeno di discontinuità che ha visto la nascita di nuove imprese affiancarsi a un numero elevato di cessazioni, un dato che riflette l’instabilità del settore.

Anche l’agricoltura ha sofferto, con un numero di cessazioni che ha ampiamente superato quello delle iscrizioni. L’industria, pur evidenziando un significativo incremento delle iscrizioni (+127%), ha comunque registrato un saldo negativo, mostrando una certa resilienza ma anche una vulnerabilità a lungo termine.

Il settore turistico, pur con una perdita di circa 500 imprese, ha visto un incremento notevole delle iscrizioni, triplicando il dato rispetto al 2023 (1.985 iscrizioni nel 2024, contro le 772 dell’anno precedente). Questo segnale positivo potrebbe suggerire un’ulteriore crescita del comparto, anche se moderata, grazie all’attrattività turistica della regione.

Catania: una provincia ad alto rischio di instabilità

Catania emerge come la provincia siciliana con la situazione imprenditoriale più contrastante. Nonostante il 23% delle nuove imprese siciliane siano nate in questa area, il dato delle cessazioni è altrettanto allarmante: oltre 10.800 attività chiuse, pari al 34,7% delle cessazioni totali in tutta la regione. Questo rende Catania la provincia con il maggiore tasso di instabilità imprenditoriale.

Palermo, pur avendo registrato 2.800 nuove iscrizioni, ha visto una perdita di circa 1.200 imprese, con una flessione nel saldo complessivo. Anche il settore edilizio, che a Palermo ha mostrato segni di dinamicità con più iscrizioni che cessazioni, ha avuto difficoltà in altre province, con Catania ancora una volta in difficoltà, con una chiusura di quasi 1.200 imprese.

Crisi economica e appello per interventi urgenti

A influire pesantemente sulla situazione di crisi sono stati fattori esterni come la guerra in Ucraina, la crisi energetica e l’aumento dei tassi di interesse da parte della BCE, che hanno comportato un incremento dei costi finanziari e una riduzione dei consumi da parte delle famiglie.

Salvo Politino, presidente di Assoesercenti, ha lanciato un appello urgente al governo regionale, chiedendo misure concrete per sostenere le imprese siciliane. Tra le richieste principali figurano sgravi fiscali per chi assume nuovi dipendenti o trasforma contratti a termine in indeterminato, e interventi per ridurre i costi energetici e i tassi d’interesse, che hanno avuto un impatto devastante sulla sostenibilità economica delle attività. “Purtroppo – ha dichiarato Politinol’incubo della chiusura per le imprese siciliane è una realtà. La Sicilia continua a registrare dinamismo imprenditoriale, ma è necessaria un’azione concreta per fermare la crescente desertificazione economica, specialmente nei centri storici, e supportare il commercio locale, che è il cuore dell’economia regionale.”

Il futuro dell’imprenditoria siciliana dipende da un’efficace risposta alle sfide strutturali e alle difficoltà esterne che continuano a minare la stabilità e la crescita del tessuto economico isolano.

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