Condanne dai 2 ai 10 anni di reclusione sono stati chiesti per i colpevoli dei presunti concorsi truccati nell'Ateneo.

Sono 51 gli imputati, di cui sono state chieste 39 condanne e 12 assoluzioni. I capi d’imputazione sono svariati e riguardano maggiormente accuse di corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio.
L’inchiesta “Università bandita” scattò nel 2019 e portò alle dimmissioni del rettore Francesco Basile e alla programmazione repentina di nuove elezioni universitarie. L’inchiesta avrebbe coinvolto diversi, anche l’ex rettore di allora Giacomo Pignataro e diversi ex direttori di dipartimento, con l’accusa di pilotare gli esiti dei concorsi di assunzione e per assegnazione degli assegni di ricerca. I pm hanno chiesto una condanna di 10 anni per Basile e 4 anni per Pignataro.
In un secondo filone d’investigazioni, sarebbero saltati fuori anche i nomi dell’ex sindaco di Catania Enzo Bianco e l’assessore comunale Orazio Licandro. Per entrambi i pm hanno chiesto una condanna di 3 anni di reclusione. Tra gli imputati ci sono Enzo D’Agata, ex procuratore, ed una delle sue figlie docente universitaria, FIlippo Drago, Giacomo Pignataro e Giuseppe Barone.
Tra gli assolti dall’inchiesta figurano: Salvatore Cesare Amato, Piero Baglioni, Giovanni Barreca, Giovanna Cigliano, Agostino Cortesi, Alessia Facineroso, Santi Fedele, Anna Garozzo, Sebastiano Angelo Granata, Giampiero Leanza, Luigi Vincenzo Mancini e Maura Monduzzi.
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