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DL 36/2022 approvato, insegnanti contrari: scrivono a Mattarella e lanciano petizione

Alcuni insegnanti italiani dicono no al DL 36/2022, recentemente approvato in Senato: hanno lanciato una petizione online e si sono rivolti al Presidente Mattarella.

Risale a soli pochi giorni fa l’approvazione del DL 36/2022 in Senato, che ha scatenato il disappunto degli insegnanti.

Alcuni di questi non hanno soltanto deciso di lanciare una petizione online contro il testo, con l’obiettivo di raccogliere un numero consistente di firme, ma hanno voluto rivolgersi direttamente a Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica. Tramite una lettera pubblica, si punta a catturare l’attenzione di Mattarella e più in generale dei vertici della politica, richiedendo in particolare di tutelare il diritto costituzionale allo studio e al lavoro.

“Questo DL 36 – si legge nella lettera – incentiva ancor di più la già inspiegabile disunione tra docenti con un aumento ‘una tantum’, introducendo nella scuola una politica aziendalista-selettiva, in contrapposizione con il vero ruolo pubblico dell’istituzione scuola. La riforma addirittura ‘premia’ chi non partecipa alla mobilità, andando a ledere il diritto alla famiglia.

Inoltre, il decreto non considera i precari, mettendo anche loro in concorrenza con i nuovi docenti, eludendo ancora una volta le richieste della Commissione europea di lotta all’abuso di precariato”.

Si riscontra anche un riferimento all’iter legato al reclutamento dei docenti.

“È davvero assurdo – si continua – che si debba giustificare l’arricchimento degli Enti di formazione e dei loro direttivi con la scusa della formazione di docenti che dopo la laurea, i 24 CFU, il TFA alla modica cifra di 4000 euro, il concorso a crocette con domande ministeriali riportanti errori da matita blu, la prova pratica, quella scritta, di informatica, di inglese e l’orale non risultino ancora formati“.

Nella lettera si chiede di iniziare a discutere in Parlamento, dunque di porre attenzione su altri temi ritenuti dagli insegnanti più importanti per la scuola italiana. Si fa riferimento, in particolare, a:

  • contratto nazionale, scaduto da ben 40 mesi (e con esso il nuovo sarebbe già vecchio perché anche quello sarebbe già scaduto da 4 mesi);
  • recupero degli 8 punti di inflazione;
  • introduzione dell’indennità di rischio biologico, finora mai presa in considerazione;
  • adeguamento degli stipendi più bassi di tutta Europa;
  • diritto al recupero del potere d’acquisto per tutti e ad un cambio di rotta che porti si ad aumenti economicamente sostenibili, ma anche e soprattutto socialmente accettabili;
  • buoni pasto da riservare ai lavoratori della scuola che spesso non rientrano a casa per pranzo.
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