Fuga di cervelli: aumento di circa il 42% rispetto al 2013. I laureati italiani cercano lavoro altrove per via delle retribuzioni più alte rispetto all'Italia.

I giovani in Italia con una laurea sono in aumento nell’ultimo decennio nonostante però siano ancora indietro rispetto ai numeri che ci sono in Europa. Un fenomeno “riconducibile sia alle persistenti difficoltà di entrata nel mercato del lavoro sia al fatto che la laurea non offre, come in area Ocse, possibilità d’impiego maggiori rispetto a quelle di chi ha un livello di istruzione inferiore”.
Un aspetto fondamentale è la motivazione economica della fuga dei giovani italiani ed anche la difficoltà nel trovare lavoro. “Le limitate prospettive occupazionali, – si osserva dal rapporto sul sistema universitario 2021 della Corte dei Conti – con adeguata remunerazione, spingono sempre più laureati a lasciare il Paese, con un aumento del +41,8% rispetto al 2013″.
Nel documento sul sistema universitario 2021 della Corte dei Conti viene passata in rassegna l’offerta formativa di 98 atenei di cui 67 statali e 31 non statali, e viene evidenziata anche una profonda differenza tra le università del Nord e quelle del Sud e molte criticità per le 11 realtà telematiche sulla base delle indicazioni dell’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema universitario.
“Il mancato accesso o l’abbandono dell’istruzione universitaria dei giovani provenienti da famiglie con redditi bassi – secondo il rapporto della Corte dei Conti – è dovuto, oltre che a fattori culturali e sociali, al fatto che la spesa per gli studi terziari, caratterizzata da tasse di iscrizione più elevate rispetto a molti altri Paesi europei, grava quasi per intero sulle famiglie, vista la carenza delle forme di esonero dalle tasse o di prestiti o, comunque, di aiuto economico per gli studenti meritevoli meno abbienti”.
Tra le tante cose che potrebbero funzionare meglio c’è anche la ricerca scientifica. “Nel periodo 2016-2019 l’investimento pubblico nella ricerca appare ancora sotto la media europea, – evidenzia la Corte dei conti – mentre le attività di programmazione, finanziamento ed esecuzione delle ricerche si caratterizzano per la complessità delle procedure seguite, la duplicazione di organismi di supporto, nonché per una non sufficiente chiarezza sui criteri di nomina dei rappresentanti accademici in seno ai suddetti organismi”.
Inoltre, risultano poco sviluppati i settori scientifici. Infatti, i laureati in discipline Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) sono in numero inferiore rispetto ai laureati di altri corsi di laurea, e questo incide negativamente sul tasso di occupazione.
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