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Zone rosse, chiusure e limitazioni: cosa potrebbe prevedere il nuovo Dpcm

Dal prossimo 15 ottobre verranno introdotte ulteriori misure, volte a contrastare il coronavirus. Quali potrebbero essere? Di seguito, le ultime indiscrezioni a riguardo.

La crescita quotidiana costringe il governo ad ideare nuove misure (o a reintrodurne di vecchie) con il fine di evitare il ritorno alla situazione, a dir poco allarmante, degli scorsi mesi. Introdurre rapidamente restrizioni drastiche o temporeggiare con il fine di salvare l’economia? Mentre gli esponenti politici si dividono, i cittadini attendono con ansia di conoscere con certezza i punti del prossimo Dpcm, previsto per il prossimo 15 ottobre.

I probabili punti del nuovo Dpcm

Cosa potrebbe prevedere il nuovo Dpcm? I gestori dei locali pubblici potrebbero ben presto seguire nuove indicazioni: tra queste, chiusure anticipate (alle 22 o alle 23) e, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, limitazioni di posti a tavola.

Si penserebbe, inoltre,  alla riduzione di presenze all’interno di luoghi chiusi riservati alle attività sportive (per esempio le palestre) ed esercizi commerciali.  L’impennata dei contagi potrebbe anche comportare nuove limitazioni di presenze per feste e cerimonie o all’interno dei mezzi pubblici. Potrebbe, infine,  essere reintrodotto anche il divieto di  visita ai cari ricoverati all’interno delle strutture sanitarie.

Il piano del Cts

Nel frattempo, secondo quanto riportato da La Repubblica, il  Comitato Tecnico Scientifico avrebbe predisposto un piano in cui si indicano i provvedimenti da prendere in base alla gravità della situazione nel Paese o in alcune aree.

Nel caso in cui i numeri di positivi crescessero ancora e il rischio divenisse alto o molto alto (come già in alcune aree), il governo potrebbe predisporre anche zone rosse e lockdown temporanei: la riapertura verrebbe messa in atto solo in caso di riduzione dell’incidenza dell’Rt sotto i valori di soglia.

In quel caso, non si escluderebbe l’interruzione delle attività sociali e culturali “a maggior rischio assembramenti”, oltre che di alcune attività produttive. Inoltre si ipotizzerebbero possibili restrizioni della mobilità interregionale e intraregionale.

E le scuole?

Secondo quanto riportato ancora da La Repubblica, il piano del Cts non prevederebbe ancora la chiusura delle scuole. Tuttavia, di fronte ad un’eventuale situazione nazionale preoccupante, l’uso della mascherina in classe potrebbe divenire obbligatoria anche se accompagnato dal mantenimento del metro di distanza. Inoltre, la sospensione di alcuni insegnamenti (educazione fisica, per esempio) e un maggior uso della didattica a distanza potrebbero divenire realtà.

Istituti ed atenei chiuderebbero le loro porte agli studenti soltanto nel caso in cui si registrasse un Rt superiore a 1,5 per oltre tre settimane.

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