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Multe sui mezzi pubblici: in quali casi scatta la sanzione e in quali solo “rimprovero”

La Fase 2 consente di sposarsi in città più liberamente, ma non tutto si può fare. Infatti, rimangono invariate le norme di sicurezza da seguire, anche nei mezzi pubblici, in cui la violazione delle norme comporta il pagamento di multe salate.

La riapertura dei traffici pubblici può rappresentare, oltre ad una risorsa utilissima per spostarsi in città, anche una delle occasioni più frequenti di contagio. Infatti, mezzi come bus o metro sono spazi chiusi di ristrette dimensioni in cui, viste le condizioni nelle quali ci troviamo, il rispetto delle regole di distanziamento sociale è fondamentale. Per garantire la sicurezza pubblica, sono state previste delle multe per punire i trasgressori. Tuttavia, non tutti gli atteggiamenti possono essere puniti in questo modo.

A tal proposito, il Viminale ha diffuso una circolare ministeriale in cui specifica quali sono i comportamenti soggetti a sanzioni, secondo quanto stabilito dall’ultimo DPCM. Questa precisazione, che da un lato salvaguarda i portafogli dei cittadini, qualora fossero multati ingiustamente, dall’altro si affida al loro buon senso nell’evitare altri atteggiamenti che, pur non essendo punibili dalla legge, possono ugualmente creare occasioni di contagio.

Casi sanzionati

La cosiddetta “accertata violazione”, secondo quanto specifica la circolare del Viminale, riguarda una serie di atteggiamenti punibili, nei mezzi pubblici e non, in quanto rappresentano una violazione dal Dpcm. Le multe previste per la violazione del decreto partono da una somma base di 400 euro per quanto riguarda i singoli, mentre le violazioni commesse dalle aziende rischiano dai 5 ai 30 giorni di chiusura dell’attività. Per una maggiore chiarezza, ecco quali sono i comportamenti vietati all’interno dei mezzi pubblici:

  • salire su un mezzo pubblico con 37,5 °C di febbre. Infatti, in questi casi, il Dpcm impone il divieto di uscire di casa;
  • non indossare la mascherina a bordo o nelle stazioni sotterranee o comunque chiuse. Queste devono essere indossate in tutti i luoghi pubblici, messi di trasporto compresi;
  • non indossare la mascherina alle fermate all’aperto (dei bus, di molti treni e alcuni servizi di metropolitana) nei casi in cui non si possa rispettare la distanza di almeno un metro dalle altre persone. Infatti, i dispositivi di protezione individuale, secondo il Dpcm del 17 maggio, vanno indossati in tutti i casi in cui non si possa mantenere continuativamente la distanza di sicurezza;
  • formare un assembramento, forma di aggregazione vietata in qualunque modo e luogo dall’ inizio dell’emergenza sanitaria.

Casi non sanzionati

I casi in cui, secondo quanto affermato dal Viminale, “l’operatore di polizia dovrà, comunque, invitare verbalmente l’utente al loro rispetto, astenendosi dall’applicare sanzioni”, sono i seguenti:

  • non acquistare, ove possibile, i biglietti in formato elettronico, on line o tramite app. I biglietti cartacei, infatti, possono aumentare le possibilità di contagio;
  • non seguire la segnaletica e i percorsi indicati all’interno delle stazioni o alle fermate;
  • non mantenere sempre la distanza di almeno un metro dalle altre persone;
  • salire e scendere dal mezzo dalla porta sbagliata, non rispettando quindi i flussi separati di entrata e uscita e le prescrizioni esposte sul mezzo. Ciò potrebbe provocare accidentalmente degli assembramenti, che sono annoverati tra gli atteggiamenti soggetti a sanzione ;
  • sedersi nei posti non consentiti;
  •  avvicinarsi al conducente o chiedergli informazioni;
  • non rispettare la raccomandazione di igienizzare frequentemente le mani ed evitare di toccarsi il viso,  durante il viaggio.

Infine, è bene specificare che gli atteggiamenti sopra elencati, pur non essendo punibili con la multa, sono caldamente sconsigliati perché potrebbero comunque aumentare le occasioni di contagio. Infatti, se le conseguenze non ricadono nel portafoglio dei cittadini, ricadranno in forma più grave sulla loro salute, creando di nuovo condizioni difficili in cui vivere, come quelle degli scorsi mesi.

Università di Catania