Categorie: Utility e Società

Studio e tecnologia: il web ha modificato il nostro modo di apprendere?

La mente è un mistero complesso e spesso indecifrabile. È possibile memorizzare velocemente un libro di 200 pagine? Quali sono le principali tecniche di memorizzazione? La tecnologia ha influito sulla nostra capacità di memorizzare?

All’università avere una buona memoria può fare una grande differenza. Moltissimi studenti alla ricerca disperata di tempo e voglia di studiare si chiedono sempre: è possibile preparare un esame universitario in pochi giorni? Il nostro cervello è la macchina più affascinante di cui disponiamo, e spesso conoscerne i segreti può fare la differenza tra uno studente mediocre e un 30 e lode. 

Tecniche di memorizzazione

Si può ricordare qualcosa nonostante il passare di anni? In questo caso giunge in aiuto una tecnica di ripasso mentale, estremamente utile nello studio. Per ben applicare questa tecnica è necessario stilare un elenco ogni 20 minuti dei contenuti principali appena studiati e ripassarli ancora una volta; finita la sessione giornaliera di studio bisogna poi riprendere tutti i punti chiave stilati e ripeterli; infine, a distanza di giorni, i diversi elenchi di punti chiave aiuteranno a non dimenticare il lavoro fatto precedentemente.

Il nostro cervello memorizza quotidianamente una quantità straordinaria di informazioni, spesso senza rendercene conto. Ma perché spesso le cose sembrano sfuggirci un minuto dopo averle apprese? È dal web che ci arriva un consiglio su come poter memorizzare e ricordare in maniera più immediata: tutto ciò che quotidianamente viene caricato su internet possiede dei tag, brevi parole chiave che identificano quella cosa nel mare sconfinato della rete.

Una tecnica di memorizzazione utilizza proprio questo meccanismo: si parte creando un tag dell’origine della cosa da ricordare (es. lezione di storia), si pensa ad un’etichetta utile a memorizzare l’oggetto dell’informazione (es. Napoleone Bonaparte) ed infine si crea un’immagine buffa che associ l’origine all’oggetto da ricordare (es. la prof di storia in sella ad un cavallo imitando Napoleone). L’immagine buffa è utilissima in quanto è in grado di attivare la memoria emotiva, fondamentale per ricordare. 

Emozioni e memoria sono infatti strettamente legate tra loro. Quali sono le basi neuronali legati alla memoria emotiva? Le strutture principalmente responsabili nei processi mnestici sono ippocampo – indispensabile per la formazione della memoria a breve termine – e amigdala – che consente il controllo dell’informazione sensoriale e l’attribuzione ad essa di significato affettivo e/o emotivo. L’arousal emozionale è di estrema importanza nel processo di memorizzazione. 

Effetti del web sul cervello

Il digitale ha avuto influenza sul nostro modo di vedere le cose, di pensarle e di memorizzarle? È un dato di fatto che la tecnologia conviva ormai con noi. Possono due macchine così sofisticate convivere pacificamente? Se ci riflettiamo, la nostra specie ha già vissuto dei cambiamenti epocali come l’invenzione della scrittura, la stampa, la rivoluzione industriale e prima ancora di tutto questo, l’inizio del linguaggio verbale. Ognuno di questi cambiamenti ci ha portato più lontano, ma quando si parla di tecnologia le voci sono contrastanti. Siamo o non siamo più stupidi dall’avvento delle tecnologie digitali e dei diversi devices? 

Alcuni articoli scientifici, come How Google is changing your brain (Daniel Wegner, 2013, Scientific American) smentiscono qualsiasi ipotesi di modificazioni al cervello date dal digitale, mentre al contrario l’introduzione del linguaggio scritto ci ha costretti a riorganizzare i nostri circuiti neurali. Imparare a leggere non è infatti innato nell’essere umano, l’adattamento cognitivo alla scrittura ha fatto in modo che si venisse a formare nel cervello una porzione della corteccia ventrale occipito-temporale sinistra, parzialmente specializzata nel vedere e riconoscere caratteri ortografici.

Da altre ricerche è emerso il fenomeno noto come effetto Google (o amnesia digitale): secondo tale fenomeno, sapere che si può reperire un’informazione su Google tende a far dimenticare presto tale informazione, non essendo necessario immagazzinarla. Vi è poi il fenomeno noto come supplant thinking, a causa del quale si tende ad evitare di risolvere un problema quando è possibile trovarne le risposte su internet. Uno studio del 2010 dell’università di Stanford sostiene poi come il multitasking a cui siamo esposti quotidianamente con l’utilizzo della tecnologia avrebbe danneggiato la nostra memoria a lungo termine. Anche l’Università della California si unisce al coro, ammonendo gli internet e smartphone users del fatto che i dispositivi digitali che quotidianamente utilizziamo scatenerebbero una dipendenza simile a quella delle droghe.

Insomma, mentre secondo alcune ricerche non ci sarebbero evidenze che dimostrano i danni causati dalla tecnologia al nostro cervello, secondo altre ricerche il web avrebbe effettivamente prodotto degli effetti negativi sulla nostra memoria cognitiva. Una sana “dieta digitale” sarebbe forse la soluzione migliore. 

Serena Valastro

Laureata in Lingue e culture europee, amante di cinema, musica, arte, informazione, storie. Scrivere è entrare in nuovi spazi, conoscere qualcosa di nuovo, vivere situazioni e sensazioni sempre diverse per trasmetterle a chi vuole viverle.

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Serena Valastro

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