UNICT – Vulcanologia, inaugurata la IV edizione della Conferenza “Alfred Rittmann”

Vulcanologia, inaugurata ai Benedettini la IV edizione della Conferenza “Alfred Rittmann”. Il rettore Priolo: "La scelta di Catania come sede di questa prestigiosa conferenza non è casuale".

Si è aperta mercoledì mattina, nell’auditorium Giancarlo De Carlo del Monastero dei Benedettini, la IV edizione della Conferenza “Alfred Rittmann”, che ormai dal 2009 costituisce il momento di confronto scientifico più rilevante su scala nazionale per tutta la comunità vulcanologica e che è dedicata al vulcanologo svizzero che negli anni ’60 ha operato anche a Catania, dove è stato professore di Vulcanologia e direttore dell’Istituto Vulcanologico universitario.

Fino al 14 febbraio finiranno sotto la lente di ingrandimento di studiosi e ricercatori molteplici tematiche scientifiche di ambito vulcanologico, favorendo in questo modo un approccio alla discussione multidisciplinare, che include gli aspetti relativi a comunicazione e divulgazione della cultura vulcanologica nel nostro Paese.

Promossa dall’Associazione italiana di Vulcanologia, dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall’Università di Catania, per tramite del dipartimento di Scienze biologiche geologiche e ambientali (Dipbiogeo) e patrocinato dalla Società Geologica Italiana, dalla International Association of Volcanology and Chemistry of Earth Interior e dal Parco dell’Etna, la conferenza è stata introdotta dal presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia Guido Giordano ed è stata aperta dal rettore Francesco Priolo, dal direttore del dipartimento di Scienze umanistiche Marina Paino, dal direttore del Dipbiogeo Gianpietro Giusso Del Galdo, dal presidente dell’Ingv Carlo Doglioni, dal direttore della Struttura Vulcani dell’Ingv Augusto Neri, dal direttore della Sezione Osservatorio Etneo dell’Ingv Stefano Branca e dal dott. Salvatore Caffo del Parco dell’Etna.

“La scelta di Catania come sede di questa prestigiosa conferenza non è casuale – ha evidenziato il rettore Priolo – e non dipende solo dalla presenza dell’Etna. E’ un riconoscimento alla nostra scuola di vulcanologia che vede impegnati sul campo, in un lavoro sinergico, tanto i ricercatori dell’Ingv, quanto quelli dell’Università. Nel campo della ricerca a Catania abbiamo una potenzialità enorme: c’è un forte Ateneo, il Cnr, gli istituti nazionali come, appunto, l’Ingv, i Laboratori nazionali del Sud, l’Istituto nazionale di Astrofisica, l’Infn. Se si lavora in sinergia la nostra città può imporsi come una grande città della scienza”.

A fare gli onori di casa il direttore del Disum Marina Paino che ha sottolineato come non sia la prima volta che il Monastero dei Benedettini ospiti un evento relativo alla vulcanologia. “D’altra parte – ha affermato -, tutta la struttura architettonica del Monastero non sarebbe la stessa senza la lava. Il secondo piano si regge in parte sul banco lavico della colata di fine ‘600. I docenti del Disum (letterati, storici, geografi) si sono confrontati lungamente con la storia delle narrazioni sul vulcano. Qui abbiamo attiva una cattedra di Storia della Scienza e credo che questo scambio di saperi sia uno dei punti di forza del nostro dipartimento”.

“Sono orgoglioso che il dipartimento che dirigo si sia impegnato nell’organizzazione di questo incontro – ha poi sottolineato il direttore del Dipbiogeo GianpietroGiussoDelGaldo –  Da botanico posso confermare che per noi la collaborazione e l’integrazione delle nostre competenze con quelle dei vulcanologi è sempre più forte. L’Etna rappresenta anche dal punto di vista biologico un laboratorio, un luogo unico al mondo dove è possibile studiare l’interazione tra piante e attività vulcanica. Tutto ciò che si manifesta a livello vulcanologico ha, infatti, una evidente ripercussione sul mondo dei vegetali”.

Tra i componenti del comitato organizzatore della conferenza c’è anche un docente dell’Ateneo catanese, il prof. Marco Viccaro, associato di Geochimica e Vulcanologia nel Dipbiogeo: “La conferenza – ha spiegato – si articolerà in 15 sessioni che abbracciano tutto lo spettro delle discipline che rientrano nell’ambito vulcanologico. Si chiuderà sabato con un’escursione lungo il percorso della colata lavica del 1669. Assume una rilevanza perché può essere considerata una casa comune per tutta la vulcanologia italiana. Si parlerà soprattutto di rischio e di come l’attività vulcanica può impattare sulla società e, in particolare, su zone altamente abitate come la nostra o quella dei Campi Flegrei”.

Nel corso dei tre giorni, infatti, si svolgeranno anche due plenary lectures tenute dal prof. Mauro Rosi (Università di Pisa) su “Monitoraggio scientifico e monitoraggio operativo: due approcci complementari per la prevenzione del rischio vulcanico” e dal dott. Roberto Isaia (INGV – Osservatorio Vesuviano) su “The Campi Flegrei caldera (Southern Italy): an active super-volcano with residents low risk perception”. E’ prevista, infine, una tavola rotonda dal titolo “Orizzonti e sfide per la vulcanologia italiana”. Moderati dalla dott.ssa Rosa Anna Corsaro (INGV OE), interverranno il dott. Stefano Branca, il dott. Lilli Freda (EPOS ERIC), il prof. Giordano, il dott. Fausto Guzzetti (Dipartimento di Protezione Civile), il dott. Neri (INGV PI), il prof. Roberto Sulpizio (Università di Bari) e il prof. Viccaro.

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