Arte

Il mito di Danae che ha influenzato l’arte: maternità e potenza erotica in Klimt

La mitologia greca è sempre stata fonte di ispirazione e oggetto dell'arte occidentale: Danae diventa simbolo di purezza erotica in Klimt.

La mitologia greca è sempre stata fonte di ispirazione e oggetto dell’arte occidentale influenzando la nostra cultura, le nostre arti e la nostra letteratura; lasciandoci lungo i secoli un’eredità che resta tuttora ben viva nella cultura occidentale e nel nostro linguaggio. I più grandi artisti, infatti, hanno creato le loro opere traendo ispirazione dai diversi miti che sono pervenuti e hanno attraversato i secoli proponendo e reinterpretando con la loro visione personale le grandi gesta degli eroi, i patricidi, i tradimenti e le varie avventure degli dei e degli eroi dell’antica Grecia.

Tra i vari miti, che hanno influenzato e sono stati oggetto di diversi artisti, emblematico risulta essere il mito di Danae. Mito che ha ispirato numerosi pittori e che, fino al rinascimento la figura di Danae è stata interpretata come simbolo di pura castità. Raffigurata da Correggio, Gentileschi, Tiziano, Tintoretto e da molti altri solo dopo il rinascimento, Danae divenne una figura puramente lussuriosa e simbolo ricco di carica erotica. Paradigmatica, come unione tra i due significati, risulta essere l’opera di Klimt dove la purezza di Danae svela nella sua gestualità una forte potenza erotica.

Il mito racconta che Danae era figlia del re Acrisio di Argo, a cui però non poteva succedergli al trono. Deluso della sua mancanza di eredi maschi, Acrisio chiese all’oracolo di Delfi se qualcosa sarebbe cambiato. L’oracolo gli rispose che non avrebbe mai avuto un figlio e che sarebbe stato ucciso dal figlio di sua figlia. Danae che era ancora una giovane vergine e, con l’intenzione di mantenerla così, è stata fatta prigioniera dal re Acrisio che fece costruire una prigione sotterranea in una delle torri della città con mura di bronzo. Nonostante ciò, Zeus la volle e le si avvicinò sotto forma di una pioggia d’oro che passava attraverso il tetto della camera sotterranea scendendo giù fino al suo ventre. Dall’atto di Zeus è nato il loro figlio: Perseo.

Acrisio, contrariato dal volere di Zeus e preoccupato per il suo futuro, abbandonò Danae e Perseo in mare, dentro una cassa. Il mare venne calmato da Poseidone e i due sopravvissero. Essi furono sospinti verso terra e giunsero all’isola di Serifo dove furono trovati da Ditti che li portò dal re Polidette. Il re fece allevare Perseo nel tempio di Minerva. Successivamente, dopo che Perseo aveva portato la testa di Medusa ed era riuscito a salvare Endromeda, l’oracolo di Delfi si avverrò: Perseo partì per Argo, ma volendo partecipare alle gare dei giochi atletici che il re di Larissa aveva ordinato, fece tappa in questa città. Il vecchio Acrisio era lì sotto mentite spoglie, e per caso Perseo lo colpì accidentalmente sulla testa con il suo giavellotto realizzando la profezia.

Come già accennato, la Danae interpretata da Klimt riesce, in un’unica opera, a racchiudere la verginità e la castità della protagonista riuscendo a donarle una forte carica erotica solo come Klimt poteva essere in grado di ricreare. Padre di una personale arte di seduzione ed erotismo, Klimt in un unico quadro realizza un’unica dimensione onirica dove il sacro e il profano si mescolano nel fragile corpo di Danae.

Al centro dell’opera la grandiosa figura di Danae, in una posizione raccolta, quasi fetale a dover rappresentare un’intimità primordiale, rilassata e con gli occhi chiusi. Se Danae apparentemente sembra abbandonata e rilassata, la mano invece leggermente contratta, il colore rosso dei capelli, delle labbra e delle gote le conferiscono una espressione desiderosa. Se l’osservatore inizialmente riesce a cogliere la purezza e la delicatezza della giovane rappresentata; solo successivamente, nei gesti e nei particolari, si coglie l’eccitamento e l’estasi della ragazza in un apparente sonno simile quasi a un abbandono del corpo. Le linee spiraliforme, o come gli storici dell’arte hanno sempre definito “forme ovaloidi”, sottolineano e ricordano simbolicamente la figura femminile, mentre il “quadretto nero” presente vicino la cascata di monete d’oro simboleggia l’uomo. La cascata di monete d’oro, a rappresentare il momento in cui Zeus ha ingravidato la giovane Danae, come in altri quadri dell’artista, viene realizzata riscoprendo l’oro dell’arte bizantina. La Danae di Klimt riesce a unire in un’unica opera una lunga tradizione artistica da sempre divisa. Unione tangibile tramite la posizione fetale, simbolo di maternità, ma anche riuscendo a far intravedere il desiderio di una Danae nei suoi gesti e nei colori, in cui la potenza erotica si unisce alla dolcezza che solo una donna può possedere.

Salvatore Musmeci

Salvatore Musmeci nasce ad Acireale in provincia di Catania il 12 maggio 1996. Appassionato e amante di arte consegue il diploma presso il liceo artistico ‘‘Filippo Brunelleschi’’. È durante gli anni del liceo che sviluppa la sua inclinazione verso la scrittura, riflettendo sui concetti di bellezza, pensiero e tempo. Si laurea in Filosofia nel 2018, all'età di 22 anni, presso l'Università di Catania dove attualmente, inoltre, è iscritto al corso magistrale in Scienze Filosofiche. Ha attualmente pubblicato diversi racconti e poesie e ha recentemente iniziato a collaborare con la redazione giornalistica Liveunict.