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Catania, Pogliese agli studenti: “Allerta meteo non vuol dire calia”

Dopo il maltempo dei giorni scorsi, il sindaco di Catania Salvo Pogliese ha disposto la chiusura delle scuole per verificare lo stato degli edifici e l'eventuale messa in sicurezza. Sono stati moltissimi gli studenti a scrivere messaggi al sindaco Pogliese e su Facebook, ieri, è arrivata prontamente una risposta. Di seguito la lettera

Care studentesse, cari studenti,

Ho letto i vostri commenti sui social, in merito al post con cui annunciavo la chiusura delle scuole per l’allerta meteo; ho visto le immagini e ascoltato gli audio che avete realizzato. Quelli adulatori e quelli – diciamo così – critici… Mi avete fatto sorridere e, in qualche caso, ridere di gusto, facendomi ricordare lo spirito goliardico che ci animava quando, da studenti, ogni occasione era buona per cercare di fare “calia”. Quando non c’erano, provavamo ad inventarcele.

Il punto è che l’allerta meteo non è una occasione per fare calia. Abbiamo disposto la chiusura delle scuole come provvedimento di cautela per verificare con i tecnici comunali lo stato degli edifici dopo il nubifragio della settimana scorsa e dopo l’allerta arancione diramata dalla protezione civile. Perché il nostro obiettivo non è lasciarvi a casa ogni volta che piove (non sarebbe né giusto né possibile) ma farvi andare a scuola in condizioni di sicurezza. 

Ecco, qualcosa vorrei dirvi sulla scuola. Sono stato studente delle nostre scuole superiori, il Principe Umberto, nel mio caso, “qualche anno fa”, prima di laurearmi in economia e commercio. La scuola certamente era diversa da oggi. Non sto qua a dirvi come sia cambiata dal punto di vista dei programmi, delle attività che vi si svolgono, dei sistemi di valutazione. Del fatto che il rapporto tra insegnanti, alunni e genitori fosse diverso, sicuramente con una maggiore nettezza nella divisione dei ruoli. Non è di questo che voglio parlarvi.

Non scrivo per dirvi che i miei anni erano migliori dei vostri – probabilmente non lo erano -, recitando la parte di chi si volge indietro a rimpiangere i bei tempi che furono. Ogni epoca è interpretata dalle persone che la vivono, caratterizzandola in un modo che non è ripetibile e confrontabile con quello che c’è stato prima e con quello che verrà dopo. Però una cosa voglio dirvela. Anche noi abbiamo contestato la scuola. Anche noi abbiamo scioperato. Anche noi ci siamo ribellati alle cose che non capivamo, che non condividevamo. Ma non è mai venuto meno il rispetto, nell’istituzione.

La scuola è palestra di vita. Forma il carattere di un uomo e, come insegnava Eraclito, il carattere di un uomo è il suo destino. È a scuola che imparate la convivenza con gli altri, ad essere rispettosi delle regole, ad impostare i rapporti seguendo le norme della buona educazione. A riconoscere il valore dell’autorità, a discernere l’autorevolezza delle persone con più esperienza di voi. Partendo dai professori, che hanno un compito delicatissimo, e meritano il vostro rispetto, la vostra attenzione, la vostra disponibilità. Anche quelli che vi stanno antipatici (sapeste quanti stavano antipatici a me…) perché, anche se oggi non lo capite, stanno lavorando per farvi diventare donne e uomini. 

Sono tutte cose che vi porterete nella società, quando entrerete nel mondo degli adulti, in quello del lavoro, dove sarete soli con voi stessi nell’affrontare le insidie del mondo, senza reti di protezione o qualcuno che provvederà al vostro posto. Rispettare la scuola è un modo per rispettare l’angolo di mondo in cui vivete, quindi anche la nostra meravigliosa città, di cui probabilmente non percepiamo a fondo la bellezza. Tenetela pulita quando siete in giro tra il nostro barocco, i resti greco-romani e tutti i nostri quartieri e, quando siete in famiglia, rispettando le regole della raccolta differenziata. Studiate con coscienza e profitto: si può fare senza perdere nemmeno un minuto della irripetibile complicità goliardica che si forma tra compagni. 

È questo l’augurio che vi rivolgo. Essere con pienezza studenti rispettosi e dinamici oggi, per essere cittadini modello domani. Magari, qualche volta verrò a trovarvi a scuola, per chiacchierare con voi di come vi immaginate debba essere la nostra Catania. Consigli, suggerimenti, critiche e rimproveri, sono ben accetti.

Un abbraccio a tutti.

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