Università di Catania

(Non) lasciate ogni speranza voi che entrate: il benvenuto di LiveUnict alle matricole

Un altro anno accademico sta per cominciare e chiunque desidererebbe ricevere qualche parola in più che non sia "benvenuti". Anche quest'anno, siamo partiti da questo e non possiamo non spendere anche noi qualche parola per i nuovi "colleghi".

“Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”: così risuona ancor oggi, come un detto proverbiale, uno tra i più noti endecasillabi di Dante Alighieri. Così, nel III canto dell’Inferno, stava scritto sopra la porta d’ingresso agli inferi, lasciando il sommo poeta non poco perplesso e quasi impaurito; così, a tutti noi, può succedere di sentirsi davanti ad una nuova avventura, come capita alle matricole, cui si apre la porta dell’Università. Ma saltando qualche verso, il buon Virgilio avrebbe detto a Dante di “lasciare ogni sospetto”. Ed in effetti, per chi ha superato la propria porta, si prova difficoltà a dare torto alle parole del buon maestro.

La speranza che qualcuno vorrebbe che si abbandonasse, per invidia o qualsiasi altra malizia, bisogna invece tenersela cara: in qualche altro proverbio comune, infatti, si recita che la speranza è l’ultima a morire. La speranza è essa stessa un ingrediente fondamentale di un percorso che si intraprende: aiuta a rialzarsi quando si cade, stimola a correre quando si rallenta, affida ad un destino che, in realtà, è solo nelle proprie mani. Il nome di un percorso lo si sceglie da sé: se lo si chiama università, bisogna onorare questo nome. Per chi è artefice di questo pensiero, naturale o contorto che sia, università è segno di esperienza e, proprio perchè completa, fatta di gioie e dolori, di vittorie ma anche di sconfitte, di “inferni” e “paradisi”.

Anche nel percorso accademico si è chiamati a sostenere la fatica, il peso delle pressioni, delle ambizioni, delle proprie aspirazioni. Si è spesso indotti al confronto ma alla fine, l’unico che conta veramente, è quello con se stessi. Anche per questo, vale la pena di affrontare questo arduo cammino che adesso, ad una nuova generazione di matricole, si è aperto – da qualche settimana a questa parte –  e si appresta ad iniziare. E non è affatto vero – anzi, tutt’altro – che nelle aule accademiche non si possa fare esperienza della realtà che ci circonda, in cui cresciamo e viviamo. I banchi di scuola ce lo hanno insegnato, quelli di ateneo, singoli per lo più, ci comunicano che adesso, più che mai, è il momento di iniziare a giocare da soli la partita della propria vita, con le proprie forze e la propria personalità.

Il futuro non è per nulla scritto, le proprie scelte sono l’unica sola penna che può riempire le pagine della vita. E se oggi siete voi a fare questa scelta, onoratela al meglio, prima di tutto perché l’avete fatta per voi stessi e ne siete anche consapevoli che la vostra soddisfazione è la prima ambizione cui bisogna puntare. Conservate in tasca anche una sufficiente dose di ansia, una compagna di cui spesso vorremmo privarci ma che è anch’essa protagonista della nostra crescita e che pian piano si inizierà a tenere a bada. Tenete stretta la forza di volontà, che è l’arma sopraffina di ogni scelta e di ogni cambiamento. Alzate sempre il vostro sguardo, perché è a testa alta che si impara a camminare. E, anche quest’anno, l’augurio più grande di chi vi scrive – esteso anche a chi lo vive già questo percorso – è di abbattere sempre i vostri muri ma non farlo mai contro voi stessi.

A proposito dell'autore

Luciano Simbolo

Aspirante giornalista, praticante studente, occasionalmente musicista. Collaboratore dal 2016, studia Lettere moderne presso il DISUM di Catania. I tre imperativi fondamentali? Scrivi, viaggia, suona ma senza dimenticare la pizza e lo sport.

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