Università, riforma inglese: costo diverso per ogni corso di laurea

Può l'iscrizione ad un corso di laurea costare di più di un altro? Secondo la nuova proposta del governo May si. Ci sono corsi che secondo il governo inglese valrebbero più di altri e gli studenti che li frequentano meritano di pagare più tasse.

Ogni laurea ha lo stesso valore o ci sono lauree che valgono più di altre? Secondo la premier inglese Theresa May le lauree nei corsi scientifici hanno un valore maggiore perché garantiscono maggiormente un lavoro ed è per questo che i suoi studenti dovrebbero pagare una retta più alta. Di contro le lauree umanistiche dovrebbero essere offerte a prezzi più bassi. Attualmente, ha detto il premier May, “il livello delle rette non corrisponde al costo o alla qualità dei corsi”. Da qui nasce l’esigenza secondo il governo inglese di una revisione dell’intero sistema di tasse universitarie, con l’obiettivo di introdurre un regime, per così dire, a fasce.

Ma è davvero giusto fare una simile distinzione? E’ davvero giusto che chi studia chimica, biologia o ingegneria debba pagare una retta maggiore rispetto ai colleghi che studiano lettere, lingue o filosofia? Aldilà delle considerazioni etiche inerenti la questione, è altrettanto opportuno chiedersi se un modello simile possa essere importato anche in Italia.

Le differenze tra il sistema educativo e formativo italiano e inglese sono molteplici. Basti pensare innanzitutto che la maggior parte degli studenti universitari inglesi non vive in famiglia e paga la retta universitaria annua pari circa a 10mila sterline, grazie ai cosiddetti prestiti d’onore, offerti dallo Stato. Esiste quindi innanzitutto in Inghilterra un sistema di protezione del reddito per i giovani, che permette loro di lasciare la casa dei genitori e trovare presto un’indipendenza, anche se spesso al termine degli studi, gli studenti inglesi si trovano a dover pagare anche ingenti debiti.

Inoltre, in Inghilterra esiste grande flessibilità tra percorsi di studio e sbocchi lavorativi, che permette ai giovani di poter facilmente accedere anche a professioni per le quali non hanno ottenuto una laurea, ma solo corsi di specializzazione. Lo dimostra il fatto che la metà degli avvocati inglesi non ha fatto legge all’università, ma ha studiato altro e poi ha seguito un corso di specializzazione legale post-laurea. La situazione per i giovani è ben diversa in Italia: infatti non solo la maggior parte vive in famiglia, ed è proprio la famiglia a coprire i costi delle tasse universitarie dei figli, ma non esiste neanche la stessa flessibilità tra percorsi formativi e sbocchi lavorativi.

Pertanto, il modello proposto dalla May potrebbe non generare grande scandalo in Inghilterra, ma non è pensabile in alcun modo per l’Italia, dove i giovani restano a carico delle famiglie. Sarebbe impossibile credere di fare pagare più tasse alle famiglie con studenti di medicina, piuttosto che alle famiglie con studenti in lettere. Se il diritto allo studio è uguale per tutti, allora perché le tasse dovrebbero essere maggiori soltanto sul criterio degli sbocchi lavorativi offerti dal corso stesso?

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