UNIVERSITÀ – Cala numero iscritti e aumentano debiti: consorzi universitari siciliani a rischio

Pessime notizie per tutti gli studenti dei consorzi universitari siciliani che agonizzano a causa dei debiti e di un calo di qualità.

Si tratta dei sette poli siciliani nati per decentrare i corsi degli atenei di Catania, Palermo e Messina e per agevolare gli studenti che non hanno la possibilità di spostarsi: sono i consorzi di Agrigento, Trapani, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa, Priolo e Noto. Il loro futuro, però, oggi più che mai sembra essere in serio pericolo: sono sommersi dai debiti, il numero degli iscritti è in calo e i costi crescono a dismisura.

In particolare, i consorzi universitari di Agrigento e Trapani, che appartengono all’Università di Palermo, costano quasi quattro milioni e mezzo all’anno. Il consorzio di Agrigento, inoltre, deve all’Università di Palermo una decina di milioni come rimborso del costo delle docenze. Il consorzio di Caltanissetta, invece, costa un milione e 330 mila euro all’anno e, solitamente, chiude i bilanci in perdita di mezzo milione. Ma la crisi sembra andare al di là del mero fattore economico, anche il numero degli iscritti scende. Gli iscritti di Trapani sono scesi da 1.100 a 705, quelli di Agrigento da 2.000 a 1.121. A Ragusa si è passati da 1000 a 569 studenti.

I motivi sono moltissimi, dalla scarsa competitività dei poli allo scontro di potere con l’Ars. Tuttavia, come sostiene Fabrizio Micari, rettore dell’Università di Palermo: “Se non si possono rinnovare i corsi portando sul territorio specificità che invitano gli studenti a restare, è impossibile che gli attuali consorzi restino competitivi”. I tentativi, però, ci sono stati. I rettori di Messina, Catania e Palermo, infatti, hanno portato avanti dei progetti e Micari stesso ha tentato di portare al consorzio di Trapani il corso in Scienze del Turismo e la triennale in Architettura, ma tutte le iniziative sono state duramente ostacolate dall’Ars.

Alla vigilia della Finanziaria, l’assessore Baccei ha sottoscritto un accordo con i rettori, accordo secondo cui le università centrali dovrebbero farsi carico dei costi delle docenze, alleggerendo i costi per i consorzi e per la Regione che in cambio darebbe un contributo. Le conseguenze, in ogni caso, restano serie: da una possibile riduzione dell’offerta formativa al pericolo per la sopravvivenza di queste sedi che hanno rappresentato un investimento per il territorio.

Redazione

Articoli scritti dalla Redazione.

Pubblicato da
Redazione

Articoli recenti

Unict, bando di collaborazione part-time per 570 studenti: requisiti e come fare domanda

L’Università degli Studi di Catania ha pubblicato il nuovo bando di selezione per l'assegnazione di…

21 Ottobre 2026

Catania, sparatoria a Monte Po: 58enne ferito alle gambe, indagini in corso

Notte di sangue e paura a Catania. Un uomo di 58 anni si è presentato…

21 Ottobre 2026

Voucher master Regione Siciliana 2026, fino a 30 mila euro: via alle domande

Un'importante opportunità di sostegno economico per la specializzazione universitaria dei giovani dell'Isola. L’Assessorato dell’Istruzione e…

21 Ottobre 2026

Stretta sui blocchi stradali, Governo verso sequestro e confisca dei mezzi: scoppia la polemica

Il confine tra il diritto di scendere in piazza e la tutela della viabilità torna…

21 Ottobre 2026

Autotrasporto in Sicilia, è spaccatura: continua lo stop a oltranza al casello di San Gregorio

Non si placa la bufera nel settore dell'autotrasporto in Sicilia. Nonostante le decisioni maturate nella…

21 Ottobre 2026

ULTIMA ORA – Scossa di terremoto: magnitudo 3.9 con epicentro a Milo

Una scossa di terremoto di magnitudo ML 3.9 è stata registrata questa mattina, 21 ottobre…

21 Ottobre 2026