
Sono stati rivelati ieri i candidati in corsa per la carica di rettore dell’Università di Catania, tre i nomi: Filippo Drago, Francesco Basile ed Enrico Foti.
La prima votazione si terrà mercoledì 1 febbraio 2017, dalle 9 alle 19. Un’eventuale seconda e terza votazione si terranno il 7 febbraio e il 10 febbraio. In caso di ballottaggio, gli elettori dovranno recarsi alle urne il 14 febbraio.
I tre candidati avranno tempo dal 9 al 27 gennaio per intervenire e presentare i propri programmi elettorali. Nel frattempo, ai microfoni di LiveUniCT, il prof. Drago spiega i motivi che lo hanno spinto a candidarsi e i progetti su cui vorrebbe puntare in qualità di rettore.
Filippo Drago, 62 anni, è ordinario di Farmacologia e direttore del dipartimento di Scienze biomediche e biotecnologiche (Biometec) dell’Università di Catania. Si occupa anche di coordinare il Dottorato internazionale di Ricerca in Neurofarmacologia del Master di II live in Discipline regolatorie del Farmaco.
“In primo luogo – ci spiega il prof. Drago – voglio affermare un collegamento ideale col programma di Giacomo Pignataro, al quale faccio riferimento. In continuità con il suo intervento, voglio puntare a un rilancio dell’Università di Catania, attraverso la valorizzazione della ricerca”.
“Il nucleo del problema che riguarda l’attuale marginalizzazione del nostro Ateneo – continua – che è risultato uno degli ultimi nella recente valutazione della VQR da parte dell’Anvur, sia proprio questo: la ricerca deve essere primariamente potenziata. Se la ricerca avrà lo spazio e il potenziamento che è necessario che abbia avremo una migliore qualificazione a livello nazionale tra gli atenei italiani. E questo sarà anche il motivo di un rilancio dal punto di vista finanziario, perché dalla buona ricerca derivano anche i finanziamenti per l’Ateneo”.
“Occorre fare buona ricerca e valorizzare i buoni ricercatori – conclude il candidato rettore – Su questa base va rilanciata la nostra università: dalla buona ricerca potranno derivare finanziamenti, che potranno soddisfare le richieste dei docenti, dell’apparato tecnico-amministrativo e degli studenti. Se tutto ciò si fa con il metodo della trasparenza, della programmazione, basandoci sui valori etici e sul principio della condivisione democratica, io credo che l’Università potrà avere una nuova primavera”.
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