ParkSmart, l’app catanese che ti fa parcheggiare. Intervista al fondatore

La città è una giungla, lo sappiamo bene.

Destreggiarsi nel traffico, un’impresa. Da quando guido in città, il mio motto è diventato davvero “Quello che non ti uccide, ti fortifica”. Ma a fortificarmi, non è il traffico. No, a quello ci pensa il parcheggio. Parcheggiare in città è difficile. Farlo bene, un’utopia. Farlo nei pressi della nostra destinazione, un miracolo. In tempi brevi… non prediamoci in giro. Non ricordo più quante volte io sia uscita di casa fino a un’ora prima di un appuntamento, per paura di non poter lasciare (al sicuro) l’auto e fare tardi.

Ma adesso, al nostro fianco in questa ardua battaglia, abbiamo lei, l’app del secolo, Park Smart, che ci permette di trovare parcheggio, ancor prima di arrivare in loco. Perché se Maometto non va al parcheggio, il parcheggio va a Maometto!

Ma come funziona? Per saperne di più, incontriamo Pierluigi Buttiglieri, direttore operativo e co fondatore della start up tutta catanese, genitrice del progetto.

 

Pierluigi, perché il parcheggio? Da dove nasce questa idea?

“Perché è una risorsa scarsa, come l’acqua, e per questo, va monitorata. Mi trovavo a Milano per lavoro e, una notte, non riuscivo a trovare parcheggio. Ho girato per più di un’ora senza riuscire a trovare posto e quando, finalmente, ne trovai uno, decisi che andava fatta qualcosa per evitare che accadesse ancora. Nasce così l’idea da cui scaturisce il progetto: bisogna monitorare questa risorsa, per poterla razionalizzare e reindirizzare agli utenti”.

Sul vostro sito leggo che vi appoggiate al sistema di videosorveglianza per raccogliere i dati necessari. Perché proprio questa scelta? 

“Siamo partiti dal concetto di smart city, che per noi è qualcosa che sia un’infrastruttura condivisa e condivisibile, grazie alla quale vengono forniti vari servizi. Ciò significa utilizzare strumenti già presenti sul territorio e non aggiungerne di nuovi per poter fornire un servizio all’utenza. La soluzione più efficace per noi erano proprio le telecamere di sicurezza perché, così facendo, si fa da sicurezza, gestione del parcheggio, illuminazione, dal momento che, quando un pedone o un’automobile passano, la luce si intensifica. Ma non solo: utilizzando uno strumento già funzionante, diminuiscono anche i costi di gestione”.

Spulciando ancora sul sito, leggo una cosa interessantissima: l’app non ci permette solo di parcheggiare, ma anche di pagare. Com’è possibile?

“Abbiamo costruito un sistema che ha un duplice valore: l’utente, oltre al trovare quello  che cerca, deve anche essere in grado di pagare o, nel caso in cui si tratti di una zona privata, prenotare un parcheggio. E questo siamo riusciti a farlo grazie ad un sistema che, dietro autorizzazione dell’utente e di un circuito PayPal, ci dice per quanto tempo l’auto ha sostato in una determinata zona, calcolandone anche il costo”.

Un vostro claime è quello di aiutare la città di Catania a migliorarsi. È stato possibile?

“Il nostro progetto nasce per aiutare un po’ tutte le città e stiamo lavorando per migliorare il nostro progetto pilota, attualmente operante alla Cittadella; stiamo cercando di elaborare una nuova versione dell’applicazione per coloro i quali usufruiscono degli spazi per parcheggiare, ma anche per chi si trova a doverli organizzare, in modo da poter capire come ottimizzarne la mobilità”.

Siete partiti da un team di due persone e adesso siete in dieci… 

“Sì, siamo una decina di persone che lavorano al progetto e riceviamo offerte dal Sud America e dall’India; e grazie a questo, stiamo lavorando con il Ministero per lo Sviluppo in modo da costruire una struttura solida per avviare una struttura commerciale all’estero”.

Chi ha creduto in voi? 

“Gli utenti, Edison, Altran, Groupama ed il dipartimento di informatica di Catania, che ci hanno aiutato a costruire quello che avremmo voluto fare”.

Per chi volesse conoscere ancor meglio questa azienda, vi invitiamo a visitare il sito http://www.parksmart.it.

Non mi resta che augurare a tutti… buon parcheggio!

Anna Fuoti

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Anna Fuoti

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