
Si dice che Napoleone fosse in grado di fare cinque cose contemporaneamente. In particolare, sembra fosse in grado di dettare ai suoi segretari fino a cinque lettere, saltando dall’una all’altra senza perdere il filo del discorso. Di testimoni oculari in grado di confermare questa sua capacità oggi non ce ne sono più e pertanto non sappiamo quanto di questa affermazione sia leggenda e quanto verità, anche se in definitiva la questione non appare poi così improbabile. La cosa certa è che l’imperatore francese non sapeva che ai giorni nostri questa sua capacità avrebbe preso il nome di multitasking.
Ma cos’è il multitasking? È ciò che alcuni definiscono il “Vangelo” in una realtà che punta all’ottimizzazione dei processi e delle attività: portare a termine un numero maggiore di mansioni e farlo nel modo più veloce, come telefonare mente si scrive una e-mail, inviare una nota vocale mentre si guida, etc.
È una pratica estremamente diffusa tra i lavoratori “tecnologici”, abituati a lavorare allo stesso tempo su vari fronti, elaborando in parallelo molteplici informazioni ed operando contemporaneamente con contenuti cognitivi diversi, provenienti da diverse tecnologie. Ma saranno solo loro i fortunati. Pare di no.
Si annida, infatti, nel cervello il segreto del multitasking. E’ racchiuso in una struttura a forma di conchiglia che controlla la capacità di svolgere di routine più compiti contemporaneamente. In questa regione, chiamata nucleo reticolare del talamo (Trn), le cellule nervose funzionano come un ‘centralino’ che filtra continuamente le informazioni che arrivano dagli organi sensoriali. Il centralino concentra l’attenzione sull’attività che si sta svolgendo bloccando le informazioni che possono distrarre.
Pubblicata su Nature, la scoperta si deve ai ricercatori coordinati dalla New York University e potrebbe chiarire i meccanismi di alcune malattie che coinvolgono questa struttura, come i disturbi dell’attenzione, autismo e schizofrenia.
”Filtrare le informazioni che distraggono o che sono irrilevanti è una funzione vitale’‘, rileva Michael Halassa, responsabile del laboratorio nel quale è stata condotta la ricerca. ”La gente – aggiunge – deve essere in grado di concentrarsi su una cosa e sopprimere le distrazioni per fare azioni quotidiane come guidare, parlare al telefono, e socializzare”.
La scoperta è stata possibile grazie a un esperimento condotto sui topi che hanno ottenuto come premio una ciotola di latte se riuscivano a prestare attenzione a un segnale luminoso oppure a un suono. Durante il test sono stati registrati i segnali elettrici dei neuroni del nucleo reticolare del talamo. In un altro esperimento, alcuni circuiti nervosi collegati a questa regione sono stati ‘disattivati’ grazie a un raggio laser.
E’ stato scoperto che, disattivando le regioni che conducono le informazioni alla struttura che controlla la capacità di svolgere più compiti contemporaneamente, i topi non riuscivano più a prestare attenzione ai segnali e ad ottenere la ricompensa prevista.
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