
Un’ordinanza quasi assurda da parte del sindaco emiliano Virginio Merola, che ha scatenato l’ira dei commercianti della zona, suscitando clamore anche tra i giovani abituali frequentatori della movida bolognese.
“Non possiamo vendere bevande alcoliche fresche per colpa dell’ordinanza. Serviamo solo birra calda…a luglio!“, uno dei tanti striscioni esposti dai commercianti che, in segno di protesta, oltre a tenere chiuse le saracinesche dei propri esercizi, hanno consegnato simbolicamente le rispettive chiavi all’assessore comunale dell’economia.
Per gli esercenti in protesta, per la maggior parte stranieri, la mossa del sindaco bolognese è servita solo a contrastare il flusso di vendite di alcolici dei propri esercizi, venduti sino ad un terzo meno rispetto ai costosi bar circostanti. “Un tentativo di blocco della crisi emorragica dei loro fallimentari esercizi. Che abbassino anche loro i relativi prezzi, piuttosto che colpire solo una fascia che lavora onestamente e che si ritrova a vendere birra calda!” ha commentato un commerciante in protesta.
Anche gli studenti non ci stanno in quanto “Agendo in questo modo si cerca solo di aggirare il problema. Combattere l’abuso di alcol in questo modo e senza senso, significa dichiarare guerra ai commercianti, non preoccupandosi di chi vende l’alcol in giro o ancor peggio chi spaccia senza essere minimamente intaccato“.
La violazione dell’ordinanza comporterà delle sanzioni amministrative dai 300 ai 500 euro. Adesso si aspetta la replica del primo cittadino bolognese, che dovrà contrastare e risolvere la questione commercianti in protesta dopo aver cercato di debellare la grana dell’abuso di alcol.
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