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MUSICA – Intervista esclusiva ai Nobraino: un concerto “interattivo” [FOTO]

E un rendezvous atipico con LiveUniCt

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Un concertone. Questo è il termine esatto per definire lo spettacolo che ha avuto come cornice il Ma sabato 10 gennaio. La band di Riccione è stata protagonista di un live memorabile in una delle location più “piccole” (a detta loro) in cui gli sia mai capitato di esibirsi.

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I momenti degni di nota sono stati “Le follie di Kruger”, improvvisatosi:

  • Matta scimmia arrampicatrice sulle impalcature della sala;
  • Scalatore di folle;
  • Acrobata che levita sul pubblico investendolo pericolosamente;
  • Artista itinerante che porta a spasso la gente fuori dall’uscita d’emergenza;
  • Infiltrato per caso nel bagno delle donne “sguarnite”;
  • Barbiere del “camerata” Gigi, chiesto in sacrificio volontario al pubblico per rapargli il capo, come forte messaggio contro la guerra;
  • Tuffatore di se stesso e dei componenti dei Nobraino in mezzo agli spettatori in visibilio.

Un autentico animale da palcoscenico, per intenderci.

E, a proposito di “spazi piccoli”, è stato all’interno del camerino formato sgabuzzino, che il frontman del gruppo si è concesso a LiveUniCt in un’intervista inframmezzata dai vari cambi d’abito dei musicisti in procinto di salire sul palco, chiudendosi alle spalle il lucchetto, con nostra grande preoccupazione. Ma, dopotutto, come canta ne “I signori della corte”, lui non è mica matto…

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 Lo scorso anno, la vostra band,  nata in una palestra di  Riccione, è diventata  maggiorenne. Potreste dirci di  più? Con che scopo è partita la  cosa? E l’acustica delle  palestre, com’è?

 Sì, il progetto è nato molto tempo fa.  A parte Barbatosta, che si è inserito negli ultimi cinque o sei anni, il quartetto fondatore dei Nobraino è in giro ormai da una ventina d’anni. L’obiettivo era puramente ludico, anche se io poi mi sono innamorato e perso nel mio ruolo.

Qual è la ricetta durare un ventennio?

Mah, non è facile. Bisogna cercare il modo di non lasciarsi, perché poi più si va avanti più gli interessi, anche vitali, cambiano. Ed è pericoloso. Penso si debba credere in qualcosa. Io credo nel gruppo, credo nei Nobraino. Credo anche che bisogna diventare diversi, forse, per sopravvivere. Nel nostro caso dovrà essere così. Provare a scrivere nuove dinamiche dentro la propria convivenza. Credo nella ricerca di nuovi stimoli e nella crescita lenta.

E questi nuovi stimoli ci sono già ne “L’ultimo dei Nobraino”?   

A dire il vero ancora no, però si sta pensando al nuovo disco e ci si sta pensando con un approccio nuovo che non è tanto un’esigenza artistica quanto un’esigenza di convivenza. Per questo, il nuovo disco sarà mirato non tanto al risultato finale dal punto di vista artistico quanto a far star bene noi.

Cosa ne pensate della realtà musicale odierna, che vede i talent come unico prodotto su cui valga la pena investire?

Direi che adesso non c’è il coraggio di credere in cose che escano dal tracciato. È difficile che le industrie mediatiche e discografiche investano direttamente su qualcosa che una volta poteva essere, chessò, Rino Gaetano o Pino Daniele, considerati “spinti”. Non bisogna, però, essere troppo inclementi. La discografia per quanto criticabile, sta passando un periodo tragico. C’è la crisi, e anche se detta così, sembra quasi un concetto astratto e populista, c’è davvero. C’è da considerare anche che la discografia abbia subito un colpo durissimo a livello tecnologico, per cui si è incrociata malissimo la questione della pirateria con la questione mondiale, perciò, son proprio alle corde.

Essere usciti con la MartaLabel, etichetta indipendente, fa di voi un gruppo “indie”?

Ci sentiamo indipendenti nella misura in cui riusciamo a organizzare tutto in dei costi contenuti e che possano smarcarsi da delle logiche di mercato più ampie e restrittive. Dunque siamo indipendenti a prescindere.

Che rapporto avete coi vari artisti col quale avete collaborato, come Roy Paci, Marta sui tubi, Morgan? E soprattutto, con Giorgio Canali, che vi ha prodotto il disco “No USA! No UK!”?

Boh non so, non ricordo. A dirla tutta non è che ci sia mai stata tutta ‘sta gran confidenza. E’ un ambiente difficile, ostile, ognuno va per il suo e c’è anche parecchia competizione. Giorgio… è uno zio. Ci siamo trovati alla grande, è un maestro, l’unico rocker che resta in Italia.

Interviene Néstor: però c’è da dire che ci ha anche sfanculato il disco! Ci ha rovinato i brani più belli che abbiamo mai scritto! – dice ridendo.

E Lorenzo: Perché è un rocker, rompe tutto, e ha rotto anche il nostro disco. – sorride.

L’attentato al giornale satirico Charlie Hebdo ha sconvolto le coscienze a livello mondiale. I Nobraino, i cui testi sono sempre stati impegnati in una provocatoria critica alla società, come vivono questo attacco alla libertà d’espressione?  

Ovviamente c’è sempre sgomento: penso sia l’unica reazione “sana”. Per il resto lascerei passare un po’ di tempo prima di trarre conclusioni. Io, personalmente, sono diventato complottista, mio malgrado. Non credo che le cose stiano come le riportano i giornali. In tutta sincerità, io non compravo e non leggevo il giornale in questione, però, documentandomi, ho visto che una delle copertine del giornale raffigura una trinità blasfema. Di tutti questi bravi ragazzotti che si stanno indignando, nessuno avrebbe tenuto in salotto questa vignetta, se l’avessero vista prima di questa storia, anzi, si sarebbero allontanati. Per me il diritto alla libera espressione è sacrosanto, ma mi stupisco di vedere quante persone di cervello aperto ci siano adesso, mentre prima avevano un cervello formato gallina. Dunque penso, questa ipocrisia, ve la rimettete su per il culo, da dov’è uscita, per favore?

 

A cura di Edward Agrippino Margarone & Lunaspina

(foto da UrbanWeek e Daniele Di Martino)