Se pensavate che il periodo degli scandali e delle drammatiche scoperte di negligenza ed incompetenza per UNICT fosse terminato, o, quantomeno, si fosse momentaneamente attenuato, dovrete malauguratamente ricredervi.

Sono venuti alla luce in queste ore, tramite un’esclusiva di CTZEN, documentazioni riguardanti cinque approfondite opere di analisi ambientale che hanno interessato una parte del terreno sul quale sorge l’ateneo catanese, nella fattispecie l’edificio 1 della Cittadella Universitaria. Per la verità, i documenti noti riguardano soltanto le prime quattro: nulla è infatti presente sulla quinta, e l’università non ha l’obbligo di renderne noti i risultati.
Le indagini si sono svolte tutte tra il 2009 e il 2010, ma per avere un quadro chiaro della vicenda bisogna tornare all’anno 2008 e, soprattutto, spostarsi un attimo ad un’altra area della Cittadella universitaria, l’edificio 2.
L’edificio 2 è noto ai più come quello che ospita il Dipartimento di Scienze farmaceutiche. Si tratta dello stesso edificio 2 che nel 2008 è stato messo sotto sequestro per lo scandalo del cosiddetto caso Farmacia, chiamato anche Laboratorio dei veleni. Lo scandalo, seppur sgonfiatosi, è ad oggi ancora in corso d’opera, con un processo che aspetta ancora una sentenza definitiva. Edificio 2 e terreno adiacenti erano già stati sottoposti ad analisi un anno prima, ossia nel 2007, analisi effettuate da parte di It group, ed i cui risultati si erano rivelati quantomeno strani, con una quota elevata di idrocarburi pesanti rilevati in un’area adiacente ai laboratori. E poi… poi stop. Scoppia il caso. Ed i rilievi ambientali vengono sospesi.
Questo fino all’anno 2009. Le analisi riguardano stavolta esclusivamente l’edificio 1, quindi il dipartimento di Scienze Chimiche, e seguono ad una segnalazione riguardante infiltrazioni di umidità, niente di allarmante insomma. Lo stesso non si potrà dire però dei risultati, che allarmanti lo saranno si.
Le quattro analisi indagano su buona parte dell’edificio, vagliandone vari punti sia all’interno che all’esterno. L’unica a non avere un risvolto drammatico è la terza analisi, riguardante la matrice aria, dove non vengono rilevate irregolarità nei valori. Le altre, invece, registrano tutte superamenti dei valori.

Prima, seconda e quarta analisi registreranno rispettivamente:

  • Elevati valori di benzoderivati, stagno, zinco, rame, mercurio, selenio, idrocarburi pesanti e perfino Escherichia Coli riscontrati sia all’interno che all’esterno dell’edificio;
  • Elevati valori di cianuri, cadmio, cobalto ed arsenico all’interno dell’edificio;

Elevati valori di cobalto, cadmio, rame e idrocarburi leggeri in altri punti all’interno della struttura, in particolare anche a profondità notevole. La situazione appare quindi abbastanza inquietante. A seguito di ciò, arriva finalmente nel 2010 la segnalazione da parte del Comune di Catania all’ARPA(l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), nonché alla Regione. Si parla di una contaminazione accumulata negli anni, dovuta con tutta probabilità al sistema fognario sottostante.Vengono chieste varie notizie all’Ateneo, tra cui i documenti relativi allo smaltimento dei rifiuti dai laboratori.

La risposta consiste in una relazione con data luglio 2010 che minimizza la situazione, imputando tutto quanto agli scarichi nella fognatura di rifiuti speciali provenienti dai laboratori, ma dei quali non si conoscono dettagli esatti, quantità, né durata precisa. La relazione è redatta, tra l’altro, da Daniele Leonardi, tecnico che testimonia nel 2012 al processo del caso Farmacia e che chiarirà definitivamente la gravità della situazione. Durante le indagini viene, infatti, usato un mezzo dotato di telecamera in grado di verificare lo stato delle fognature, che si rivelano collassate in alcuni punti ed ostruite in altri. In virtù di ciò, Leonardi afferma, in poche parole, che è assodata la mancata integrità della struttura fognaria. Va da sé, quindi, che se di una contaminazione delle fognature si tratta, non trovandosi le suddette in condizioni tali da circoscriverla, essa dovrà per forza essersi estesa all’esterno.

Ma non è ancora finita. Il 27 settembre 2011 l’edificio 1 si allaga. Accade di nuovo due anni dopo, il 21 febbraio 2013. Di conseguenza, i valori precedenti potrebbero non avere più alcun senso, ed essere completamente cambiati. Ma questo non ci è dato saperlo, perché di altre analisi ufficiali non ne sono state fatte. Quello che sappiamo, invece, è che sono stati spesi 130000 euro per (alla buon’ora) un sistema antiallagamento, e che altri quattro milioni di euro sono la spesa prevista dal piano triennale delle opere pubbliche d’Ateneo per mettere a norma edificio e laboratori del dipartimento di Scienze Chimiche.

Sappiamo anche che questo articolo non rappresenta di certo un epilogo, perchè, come da prassi, anche su questa vicenda i segreti sono tanti, le ammissioni di responsabilità inesistenti e troppo è stato e viene tuttora taciuto.

Daniele Di Stefano

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