
Un tempo la fine delle favole era decretata dal rassicurante happy ending, il classico lieto fine capace di riconciliare il protagonista e il destino beffardo. Hansel e Gretel avrebbero ritrovato la strada di casa, la bella addormentata si sarebbe svegliata dal suo lungo torpore e tutti sarebbero stati davvero ”felici e contenti”. Nessuno avrebbe mai sperato di assumere le sembianze della vecchina perfida che offriva la mela avvelenata a Biancaneve o dell’inquietante strega del mare chiamata Ursula. Quel tempo, ormai passato, è diventato un presente angusto; un presente in cui la percezione del fittizio si è fatta labile; un presente che assume le vesti di una realtà lontana, straniante, una realtà che vorresti fosse soltanto immaginata, ma che purtroppo è lì, tangibile. Protagonisti di questa realtà sono i ragazzi, così simili nei loro giovani lineamenti ai quindicenni o ai ventenni che soltanto qualche decennio fa erano assetati di illusioni e che si limitavano a sognare ”una terra diversa, un mondo diverso”. Oggi quei ragazzi di allora sono adulti, padri e madri di una generazione che si è stancata di sognare un mondo diverso e cerca la sua America allontanandosi dalla realtà e rifugiandosi in un mondo descritto dalla narrativa per ragazzi, dalla tv, da internet, da tutti i media, che, volente o nolente, massificano, rendono uguale il diverso, o almeno, ciò che dovrebbe distinguerci gli uni dagli altri. Proprio dalla narrativa per ragazzi deriverebbe, secondo molti, una nuova moda che sta dilagando tra i più giovani; una moda chiamata Vampirismo. I nuovi vampiri subirebbero in modo prepotente infatti il fascino di Edward, vampiro bello e maledetto, protagonista della saga Twilight.
E se il movente che spingeva l’affascinante creatura nata dalla penna di Stephenie Meyer a nutrirsi di sangue era dettato dalla sua stessa natura vampiresca, lo stesso non si potrà dire dei nuovi vampiri, ”costretti” a pagare un obolo decisamente inquietante al ”gruppo”, che li costringe a ingurgitare sangue umano. «C’è proprio un’emulazione dei vampiri ed esiste addirittura – ha spiegato lo psicoterapeuta dell’età evolutiva Federico Bianchi – una categoria di giovani donatori e una di giovani bevitori. Il tutto avviene in fortissimo segreto con i conseguenti rischi che derivano dal bere sangue». Una moda che cataloga i suoi protagonisti in donatori e riceventi.«Sono proprio questi ultimi a ricevere il massimo del riconoscimento dopo essersi sottoposti al rito» specifica Bianchi . «Bere sangue significa essere bello, forte, coraggioso – aggiunge -. Insomma, è un modo per sentirsi inclusi. Per entrare a far parte del gruppo. Chi non accetta di farlo è fuori».
La paura imperversa tra pediatri e psicologi che si sono incontrati in occasione del XI corso interdisciplinare di aggiornamento in ”Adolescentologia” in corso a Genova. «L’unica cosa che si possa realmente fare per fronteggiare queste problematiche – conclude lo psicoterapeuta – è realizzare attività di informazione rivolte ai ragazzi». Una moda pericolosa che, lungi dall’evocare l’alone fiabesco presente all’interno della saga Twilight, richiama alla mente il macabro mondo dell’horror.
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