Mobile Marketing: intervista a Luciano Leotta di A-Tono

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Se rinunciare al proprio proprio smartphone è sempre più difficile, lo è ancora di più ignorare i risvolti commerciali che si nascondono dietro. Il mobile marketing è un fenomeno in crescita: ne siamo coinvolti quando accorriamo al nostro negozio preferito perché ci ha informato degli sconti tramite un SMS o quando ci accontentiamo di sorbirci fastidiosi banner pur di scaricare le versioni free dei nostri giochi preferiti. Ne abbiamo parlato con Luciano Leotta, Consumer business director di A-Tono, realtà internazionale di Mobile Marketing che ha una sua base operativa anche a Catania.
«Sono due progetti diversi per quanto riguarda il meccanismo dei crediti ma rientrano entrambi nell’ambito del Freemium. Funziona perché all’inizio, gli utenti attirati dalla novità sono disposti a “spendere” del tempo compiendo delle azioni ma a lungo andare è più probabile che o non lo usino più o preferiscano una soluzione più comoda a pagamento».

 

– Allo stesso modo, potrebbe essere utilizzato il meccanismo di autoricarica pubblicitaria per effettuare dei micropagamenti? In particolare per acquisti tanto odiati a Catania come il biglietto dell’autobus o dei parcheggi?

 

«In futuro effettueremo sempre più acquisti con gli smartphone. Difficilmente però riusciremo a ottenere dei servizi in questa maniera, perché chi compra spazi pubblicitari preferisce un riscontro tangibile, come ad esempio uno spazio sul giornale o un banner su Internet. Il meccanismo può funzionare per il marketing non convenzionale. Ad esempio per sponsorizzare le olimpiadi invernali in Russia, l’organizzazione ha regalato un biglietto a chiunque facesse trenta saltelli in prossimità delle macchinette della metro. Ma è difficile che si riesca a vendere a terzi advertising di questo tipo».

 

Ci prendiamo una pausa e parliamo di giochi, che ci offrono un interessante argomento di conversazione. Ruzzle, Candy Crush e l’ultimo arrivato Quizduello riprendono quasi alla lettera giochi molto datati. Per chi crea una nuova app è più importante guardare ciò che ha funzionato nel passato o pensare a ciò che potrebbe funzionare nel futuro?

 

«Non c’è una regola che determina il vincente. Una chiave del successo è quella di riuscire ad attivare una community: il successo di Ruzzle ad esempio parte da una piccola cittadina americana. Il resto lo fa la moda del momento. Bisogna guardare al passato, ma con la consapevolezza che lo spazio riservato all’immaginazione sta per essere sostituito dall’interazione: meglio giocare con un utente casuale di un’ altra nazione che non con un amico immaginario».

 

-Il rapporto con l’Università di Catania. In passato ci sono stati contatti con gli studenti dell’ateneo, in particolar modo per la presentazione del Business Plan dell’app Swarmbit. Guardate agli studenti catanesi come una risorsa umana importante?

 

«Assolutamente sì: i ragazzi che hanno vinto il progetto stanno collaborando con noi per il lancio di “Ciao”. Dal prossimo mese ospiteremo anche dei tirocinanti: abbiamo convenzioni aperte con i dipartimenti di Economia e Ingegneria Informatica. E perchè no, in futuro potremmo provare con qualche studente di Scienze della Comunicazione. Siamo sempre alla ricerca di persone brillanti : sono ben accette candidature e idee da parte di chi vuole raccogliere la sfida digitale».

 

Antonio Percolla

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Antonio Percolla

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