Stretta di mano tra l’Arcigay e la provincia di Catania

Una stretta di mano per dire no alla discriminazione, una stretta di mano per dire no ai soprusi, alle violenze, alle prevaricazioni. E se il 17 maggio del 1990 l’Organizzazione mondiale della sanità cancellava l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, ecco che undici anni dopo, a Catania si compie un altro passo verso quello che fino a pochi anni prima era soltanto un’utopia.

“Il diverso mi incatena, in un’eterna pena. Sono il sole e contro il mondo mi schianto”.

Questi, alcuni dei versi della poesia sulla diversità scritta da Ilde Capizzi, e letta lo scorso 16 maggio nelle sale della Provincia di Catania in presenza di Sandro Mangano, presidente di Arcigay Catania, e del presidente della Provincia etnea Giuseppe Castiglione, riuniti per firmare un protocollo d’intesa che prevede la realizzazione di un Osservatorio provinciale contro tutte le discriminazioni. Tanta soddisfazione e commozione per chi lotta ogni giorno, per chi deve costantemente difendersi dai pregiudizi della gente, e da una società che giudica senza rispettare; che punta il dito contro chi ai propri occhi appare diverso, ma diverso non è.

«E’ un segno di profonda civiltà e grande impegno sociale quello dimostrato dalla Provincia di Catania – ha affermato Sandro Mangano – La cronaca riporta storie terribili di intolleranza e soprusi, e molte di più sono quelle che non vengono raccontate per paura o vergogna. La nostra voce sempre alta nel denunciare tali abomìni, si fa adesso più decisa grazie al supporto di un interlocutore serio ed autorevole. Oggi comincia un percorso che, siamo certi, porterà buoni frutti». Il Presidente Castiglione ha ricordato che l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata su sesso, razza, colore della pelle, origine etnica o sociale, caratteristiche genetiche, lingua, religione, convinzioni personali, opinioni politiche, handicap, età o tendenze sessuali, e che i principi di parità di trattamento devono essere quindi al centro del modello sociale europeo a cui deve ispirarsi anche la nostra provincia.

L’Arcigay di Catania, del resto, si è sempre schierata dalla parte dei più deboli, anche il giorno dell’inaugurazione della nuova sede in via Etnea 148 a Catania, quando il Presidente Mangano preferì una festa dai toni sobri in segno di rispetto nei confronti degli sfollati del palazzo di cemento di Librino, che pochi metri più avanti, in piazza Duomo, protestavano ormai da giorni. «Non si può festeggiare quando ci sono famiglie, bambini e bisognosi, che lottano per un diritto essenziale che è quello della casa – ha dichiarato Mangano – abbiamo incontrato gli sfollati, perché nessuna prevaricazione deve essere tollerata, staremo al loro fianco».

E ciò che chiede la comunità omosessuale di Catania, che oggi conta più di 7000 tesserati nel solo territorio etneo, è proprio sostegno. Perché una firma sia soltanto l’inizio di un percorso che dovrà essere sostenuto da tutti, attraverso fatti e gesti concreti, per spezzare tutte le catene, affinché il sole non si schianti, ma baci il suo mondo.

Federica Campilongo

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Federica Campilongo

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