Il presidente di Legambiente Sicilia ha lanciato un allarme riguardante la raccolta differenziata a Catania.

Immagine di repertorio.
Ancora una volta, si parla di Catania, ambiente e rifiuti. Il presidente di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo, ha infatti sottolineato che la città è insieme a Palermo “una delle maggiori responsabili nel collasso delle più grandi discariche siciliane (Bellolampo e Lentini) grazie a una produzione di rifiuti indifferenziati annua pari alla metà di quella complessivamente prodotta nella regione“.
Le percentuali riportate dal presidente Castronovo sono “inequivocabili”: 16% Palermo, 33% Catania. “Se i sindaci di Catania e Palermo operassero ‘bene e presto’ per garantire ai cittadini un servizio di raccolta domiciliare efficiente e puntuale, che punti alla riduzione della produzione di rifiuti e al riciclo – ha detto Castronovo – avremmo città più pulite e non avremmo bisogno di spendere quasi 1 miliardo di euro per costruire due inutili e inquinanti inceneritori per bruciare 800mila tonnellate di rifiuti potenzialmente differenziabili. Non sono questi gli impianti che servono“.
“Occorrono gli impianti per trattare e valorizzare l’organico per trasformarlo in compost e biogas (a cui si oppone il sindaco Trantino) – ha continuato il presidente di Legambiente – quelli per trattare carta, vetro, plastica, metalli, Raee, legno e prodotti assorbenti e per trasformarli in materia prima seconda, facendo diventare i nostri rifiuti differenziabili una miniera d’oro“.
“Invece, nell’aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti è previsto – ha concluso Castronovo – che a Palermo e Catania si passi ai cassonetti intelligenti stradali e alla raccolta multimateriale. Un sistema di raccolta che, laddove è stato introdotto, ha fallito il raggiungimento degli obiettivo di riciclo“.
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