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Sclerosi multipla, Prof. Zappia e Dott. D’Amico: “È fondamentale non avere paura”

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune in costante aumento tra i giovani e soprattutto tra le donne. Per fare chiarezza e per avere un parere professionale abbiamo dato parola a due esperti del campo, nonché il direttore della clinica neurologica dell’AOU del Policlinico di Catania e Professore ordinario di neurologia Prof. Mario Zappia e al Dott. Emanuele D’Amico, Neurologo specialista e ricercatore universitario presso il Centro di sclerosi multipla dell’AOU del Policlinico di Catania.

“Sapete cosa vuol dire avere 20 anni e doversi chiedere: meglio il farmaco o la probabilità di prendere il coronavirus?”. È questo che si chiede Rachele, studentessa di Catania che studia a Pisa, nell’ultimo dossier pubblicato da Aism su sclerosi multipla e Covid-19. Sì, perché la sclerosi multipla colpisce anche e soprattutto giovani, che in questo ultimo periodo hanno dovuto riorganizzare le proprie abitudini e il proprio modo di vivere.

La sclerosi multipla è caratterizzata da una reazione anomala delle difese immunitarie che attaccano alcuni componenti del sistema nervoso centrale scambiandoli per agenti estranei, per tale motivo rientra tra le patologie autoimmuni. È una malattia cronica, infatti ad oggi non vi è una cura ma si può cercare di tenere sotto controllo effettuando delle terapie farmacologiche.

LiveUnict sul tema ha intervistato il prof. Mario Zappia, direttore della clinica neurologica dell’AOU del Policlinico di Catania e Professore ordinario di neurologia, e il dott. Emanuele D’Amico, Neurologo specialista e ricercatore universitario presso il Centro di sclerosi multipla dell’AOU del Policlinico di Catania.

Intervista agli esperti: Prof Mario Zappia e Dott. Emanuele D’Amico

La sclerosi multipla è una malattia multisistemica – esordisce il Professor Zappia – dunque diversi sistemi nervosi possono essere interessati dalla malattia e a seconda della via nervosa si possono avere quei determinati sintomi: sintomi di tipo visivo come l’abbassamento dell’acuità visiva, disturbi della sensibilità come sensazione di formicolio, naturalmente devono essere persistenti, – precisa il Professore – superiore almeno alle 24h per poter indurre il sospetto, disturbi della forza oppure disturbi di equilibrio (non riuscire a camminare bene o stare in equilibrio).

“Arrivare alla diagnosi – aggiunge il dott. D’Amico – tramite l’attenta analisi della storia, dell’anamnesi. I sintomi potranno poi ripresentarsi tutti come ricadute, dunque è importante sia da parte del clinico che del paziente saper riconoscere un disturbo che ha una certa durata temporale per arrivare più precocemente alla diagnosi.”

Le donne e la sclerosi multipla

Aism dichiara che le donne che ricevono diagnosi di sclerosi multipla sono in costante aumento e sono circa 2-3 volte in più rispetto agli uomini. In merito a ciò gli esperti hanno chiarito alcune nostre domande. Le analisi su grosse popolazioni confermano questo dato – spiega il Dott. D’Amico – e sostanzialmente ad oggi la maggior parte delle spiegazioni sul perché la sm sia una malattia principalmente delle donne  è che si pensa sia legato ad una predisposizione genetica, assetto pro-infiammatorio, e cioè che le donne hanno una differenza strutturale non solo anatomica ma anche biologica legata al differente assetto degli ormoni sessuali.”

La sm è una malattia descritta come giovane-adulta e alle volte si manifesta tra i 18-30 anni. “Successivamente noi stiamo osservando degli esordi in età tardiva – dichiara il Dott. D’amico –  e qui dunque l’influsso ormonale viene sostanzialmente meno, infatti questa differenza di prevalenza tra uomini e donne si va a ridurre fino ad annullarsi.”

Vista l’incidenza della malattia sulle donne, è normale che molto di esse si pongano molte domande in merito alle gravidanze e si interroghino sulla scelta di avere figli. Ma avere un figlio e dunque affrontare una gravidanza potrebbe essere causa di ricadute? È questa la principale domanda che le donne si pongono.

Nel corso degli anni si è vista una negazione assoluta per quanto riguardava la gravidanza – dichiara il Dott. D’Amico –  perché si diceva che successivamente alla gravidanza vi erano quelle ricadute che portavano ad un peggioramento del livello di disabilità. Ma in merito a ciò è intervenuta l’osservazione scientifica osservando su grande popolazione che in realtà il tasso globale di ricadute spalmate nel periodo pre, durante e post gravidanza non differisse sostanzialmente da quello delle donne che non avevano nessuna gravidanza poiché infatti, quest’ultima rappresenta un periodo di pace dal punto di vista del sistema immunitario”.

“Nel post, ci possono essere le ricadute di rimbalzo, – continua il dottor D’Amico – che finita questa pace potrebbero verificarsi. In realtà, da un punto di vista delle ricadute non vi è un aumento. Per quanto riguarda le terapie invece, alcuni farmaci durante le gravidanze possono essere continuati poiché non si sono riscontrati danni sul feto.”

L’azione del covid-19 sui pazienti con sclerosi multipla

Il periodo storico in cui stiamo vivendo non è per niente rassicurante e sin da subito i soggetti affetti da sclerosi multipla si sono chiesti se potessero essere esposti più a rischio rispetto ad un soggetto sano e dunque più predisposti ad ammalarsi di covid-19.  “Appena è scoppiata l’emergenza sanitaria i centri hanno creato una piattaforma dove sono stati inseriti i dati dei pazienti con sclerosi multipla che hanno manifestato i sintomi da covid-19 – spiega il Dott. D’Amico -; questi dati sono stati pubblicati su riviste scientifiche come (The Lancet) e sembrerebbe che i pazienti sm non siano più esposti a rischio rispetto alla popolazione generale”.

“Si sono poi fatte delle sotto-analisi – dichiara il Dott. D’Amico – riguardanti le terapie che i pazienti stavano facendo e si è visto che solamente per alcuni farmaci come l’ocrelizumab, e dunque tutti quei farmaci che hanno azione immunosoppressiva, cioè che deprimono le cellule del sistema immunitario, in particolare le B, ci potrebbe essere un maggiore rischio in un’evoluzione un po’ più severa come polmonite. Ma lo si pensa poiché queste sono terapie molto aggressive, nel senso di soppressione della risposta immunitaria. Però in generale i dati sono molto incoraggianti, e dunque i pazienti con sm non sono più esposti a rischio e noi consigliamo di vaccinarsi non appena il vaccino sarà pronto”.

“I dati di pre-marketing sono incoraggianti – afferma il Prof. Zappia – ma non sono stati condotti degli studi, secondo mia conoscenza, su soggetti che avessero la sclerosi multipla. Riteniamo che questo vaccino, debba essere fatto su larghissima scala e dunque seguendo il piano d’azione del ministero della salute, noi riteniamo che il vaccino debba essere fatto per i pazienti con sm”.

Giovani affetti da sclerosi multipla

In Italia i giovani con sclerosi multipla sono oltre 36.000, questi sono i dati visibili su Aism, ed ogni anno oltre 2000 giovani ricevono diagnosi di sm. Senz’altro una diagnosi così importante potrebbe essere scoraggiante ma non bisognerebbe mai abbattersi trovando forza e conforto nelle persone vicine.

Avere una malattia non necessariamente rappresenta una condanna – esordisce il Professor Zappia, oggi nell’ambito della sclerosi multipla, che colpisce maggiormente i giovani, sono stati fatti gli avanzamenti più importanti nel campo delle malattie neurologiche.

La sm negli ultimi 20 anni ha ricevuto una spinta positiva per affrontarla. Dunque, pur avendo una condizione che sicuramente impatta sulla vite delle persone dal punto di vista fisico e soprattutto psicologico, oggi siamo in grado di poter dire di non avere paura, la si può affrontare con serenità, per quanto lo si possa essere affrontando determinate malattie, perché oggi disponiamo di un’armamentario terapeutico davvero importante. È migliorata non solo la disabilità ma anche la qualità di vita”.

“È fondamentale non avere paura, – conclude il Prof. Zappia – affrontare a viso aperto quello in cui purtroppo si è andati incontro trovando un medico con il quale interloquire a 360°, perché in questo caso il medico non deve essere solo un tecnico ma deve essere quella persona con cui entrare in sintonia. Trovare un professionista che sia anche di supporto.”

Il Dott. D’Amico conclude parlando di “alleanza terapeutica”: “Il futuro è positivo anche in ambito terapeutico poiché, a breve, usciranno delle molecole al momento in sperimentazione,  per recuperare la mielina per prevenire la disabilità.”

 

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