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La Sicilia raccontata da Virginia Woolf: 7 giorni nell’Isola con la scrittrice britannica

“A Virginia piaceva viaggiare all'estero – annotava Leonard – aveva un effetto curioso e profondo su di lei, cadeva in uno strano stato di vigilanza passiva. Permetteva ai suoni e ai panorami stranieri di attraversare la sua mente e mesi dopo diventavano cibo per la sua immaginazione e la sua arte”. All'età di 45 anni Virginia Woolf trascorse sette giorni in Sicilia, tra Palermo, Segesta e Siracusa: il racconto di quella settimana.

Era l’aprile del 1927 quando Virginia Woolf e suo marito Leonard decisero di concedersi un mese di vacanza dall’impegnativo lavoro editoriale alla Hogarth Press che occupava interamente le loro giornate. Furono Francia e Italia le destinazioni opzionate: trascorsero un’intera settimana di quello stesso mese in Sicilia, visitando Palermo, Segesta e Siracusa.

Plurali le impressioni che Virginia ne ebbe, impresse indelebilmente in alcune lettere indirizzate principalmente alla sorella, Vanessa Bell, ad Angus Davidson, scrittore e traduttore britannico, assistente di Virginia e Leonard alla Hogarth Press e immancabilmente a Vita Sackville-West, poetessa e scrittrice con la quale Virginia intrattenne una tempestosta e travolgente relazione sentimentale, le cui eco riecheggiano nell’Orlando (1928), “la più lunga lettera d’amore della storia”.

Virginia aveva già scritto in una lettera a Vita, datata 5 Aprile 1927, che sarebbe andata a Palermo dove ad attenderla avrebbe trovato una piacevole compagnia di inglesi. L’interesse della scrittrice per gli sviluppi culturali italiani, siculi in particolare, si poteva già evincere dall’uso di scambiare informazioni su Giuseppe Piazzi, l’astronomo palermitano che nel 1801 scoprì l’asteroide Cerere, ancora una volta con Vita, con la quale condivideva la passione per l’astronomia.

Condivise la cabina del treno, viaggiando verso Palermo da Roma, con “una sconosciuta, ma tuttavia romantica signora di nazionalità svedese, che si lamentava del fatto che non vi fosse la serratura nella porta”. E ai timori della compagna di viaggio aveva dovuto replicare con pungo fermo dicendole: “Non abbiamo nulla da temere”. Nel capoluogo siciliano alloggiò presso l’Hotel de France, l’albergo più lussuoso della città oggi trasformato in “Casa del Goliardo” dall’Università di Palermo.

A quanto sembra, però, la concezione british di lusso divergeva da quella propriamente sicula; in stanza, infatti, Virginia si accingeva a scrivere alla sorella in condizione di “great difficulty”: la camera era scarsamente illuminata da una “lampada, appesa al tetto, dentro uno spesso lampadario di vetro, diversi metri sopra la mia testa” e Leonard era intento a spazzar via freneticamente la polvere da un tavolo posto al centro della stanza sul quale la scrittrice aveva rovesciato alla rinfusa il contenuto della sua borsa e i suoi documenti da viaggio. Come se non bastasse, scoppi di petardi e brusii sempre crescenti provenienti dalla strada, la distraevano: affacciatasi alla finestra scorse una torma di fanciulli vocianti e intonanti canti religiosi; una processione, preceduta da un fercolo con una statua, si dirigeva verso la vicina piazza, recando delle torce accese in mano, scortata da una banda musicale.

Si trattava di una processione per le festività della Pasqua ormai prossima, Virginia non esitò a manifestare la sua sincera curiosità, nonché il suo autentico apprezzamento, per l’evento religioso, per il modo in cui la fede popolare si concretava in modo genuino e spontaneo e anche per la forma “estetica” del culto. Per la Woolf l’atmosfera è deliziosa, “con ragazzini che avanzano brandendo palme legate con un nastro rosso e agnelli di zucchero che si vedono ovunque”. Diverso invece il giudizio del marito, inorridito quasi alla vista di una simile sgraziata folla.

Muovendo verso Segesta, non mancò di visitare il Duomo di Monreale in merito al quale asseriva: “Ho visto i mosaici; ve n’è uno con scene di caccia che mi è piaciuto, ma l’oro tende a essere troppo sfavillante”. Approcciarsi realisticamente alla Sicilia classica, di cui la coppia aveva solo cognizione teorica, era un desiderio condiviso da entrambi i coniugi e perfettamente esaudito dallo splendore d’altri tempi del sito archeologico di Segesta.

Il 12 Aprile la scrittrice lasciò Segesta recandosi presso Siracusa. Alloggiò all’Hotel de Rome, leggermente fuori porta. L’alloggio, che gli ha consigliato l’amico artista Obert Sitwell, risultò gradevole. Nella locanda “A buon mercato” dove era solita pranzare, nessuno parlava l’inglese e vi era un cuoco che preparava buone frittate appositamente per lei. Attiguo al locale “un cortile dove in un cestino riposano due gattini, un cameriere sta riverniciando un tavolo e un’anziana sta sbattendo un materasso”. Il clima, dolce e familiare, pone la Woolf in condizioni di affermare, quasi come fosse preda di un’estasi sognante che: “I’m rapidly falling in love with Italy”.

Situazione emotiva saturata, quasi, dall’esplorazione di Siracusa al chiaro di luna con lo straordinario spettacolo che offrivano “la baia, le golette, il cielo blu, con i bianchi pilastri, come la carta, e che attraversano le nuvole, le persone che passeggiano senza meta e un uomo sui trampoli”.

Tra “il tempo passato al balcone a guardare la gente per strada e i cavalli che trottano per le vie addobbati con piume di struzzi” e le visite ai monumenti inframmezzate da “bottles of wine”, Virginia tracciò un bilancio complessivo della sua esperienza, scrivendo ad Angus Davidson: “It is perfect here”.

Martina Dell'Utri

Nasce a Caltanissetta il 13 Febbraio del 2001, ha intrapreso il CdS in Filosofia presso l'Ateneo catanese in seguito al conseguimento della maturità scientifica. Oltre all'indubbio interesse per il Philéin di Sophia, nutre una profonda passione per il cinema, la letteratura e l'arte: aspira a competere professionalmente armonizzando insieme tali ambiti caratteristici. Collabora con la redazione di LiveUnict dal 2019.

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