Università di Catania

UNIVERSITÀ – “La guerra ai fuoricorso è inutile e dannosa”: ricercatore spiega perché

examination stress

I fuoricorso, categoria che indica gli studenti che non sono riusciti a mettersi in pari con gli esami rispetto al loro anno di immatricolazione, da quest’anno dovranno pagare tasse sempre più elevate rispetto ai colleghi in corso.

Della guerra ai fuoricorso ne ha parlato su“Il Fatto Quotidiano” il ricercatore Marco Bella, che l’ha definita appunto “dannosa ed inutile”. Nel suo articolo, Bella ha parlato dei motivi che portano le Università a scagliarsi contro gli studenti indietro con gli studi  specificando che “la ‘guerra ai fuoricorso’ nasce per motivazioni economiche e ideologiche. Secondo i criteri di ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) gli atenei ricevono i soldi anche in base al numero di iscritti in corso. I fuoricorso non portano finanziamenti aggiuntivi ma pesano in misura minore degli altri studenti sui bilanci universitari, recandosi in facoltà prevalentemente solo per sostenere gli esami mancanti. L’importo totale delle tasse universitarie per ciascun ateneo non può eccedere il 20% di quanto ricevuto dallo stato. Con la riduzione dei finanziamenti pubblici in atto dal 2008, in alcune università le tasse chieste agli studenti sono diventate fuorilegge, in quanto troppo alte in rapporto alla quota di Ffo”. Alcuni studenti dell’ateneo di Pavia, stremati dagli alti costi delle tasse universitarie, hanno addirittura presentato un ricorso che è stato successivamente vinto.

Bella ha poi aggiunto che “non c’è alcun motivo per dare addosso ad una studentessa o studente che ha necessitato di più tempo degli altri per completare il proprio percorso di studio. Lo studente può andare fuoricorso per una serie infinita di motivazioni, che possono andare dai problemi di salute propri o di un familiare o perché semplicemente si mantiene gli studi lavorando. Il tempo impiegato per conseguire la laurea può dipendere, con le dovute eccezioni, molto più dalla situazione economica della famiglia d’origine piuttosto che dalle reali capacità dello studente. Ben pochi desiderano andare fuori corso. Gli studenti impiegati part time la sera nelle pizzerie del centro sarebbero ben lieti di iniziare un percorso lavorativo qualificato prima possibile. Laurearsi oltre i 28 anni è già una penalizzazione sufficiente per gli ‘studenti sfigati’: non occorre aggiungere altre punizioni”. 

Il giornalista ha poi concluso con un’osservazione tra l’Università italiana e quelle del Nord Europa: “Non a caso, nei paesi socialmente più evoluti (Nord Europa) gli atenei non perdono tempo a chiedere neppure quel 20% di contributo agli studenti e si prodigano per fornire un sostegno finanziario. In un paese come l’Italia, agli ultimi posti tra le nazioni Ocse per numero di laureati, una politica lungimirante dovrebbe essere quella di proteggere l’investimento già in corso, ovvero cercare di aiutare gli studenti ai quali manca ancora qualcosa per raggiungere l’obiettivo laurea, ovviamente senza regalargli nulla agli esami, non certo chiedere ancora più soldi a chi è già in difficoltà”. 

A proposito dell'autore

Viviana Guglielmino

Classe 1994, studentessa di lettere moderne presso l'Università degli studi di Catania. Scrivo per passione e leggo per diletto. Amo la storia, la moda (in tutte le sue sfumature) e la mia collezione di Vogue