Sigarette elettroniche: diventano più care e monopolio di Stato

Il decreto sulla vendita delle sigarette elettroniche è passato nei giorni scorsi al Senato. Dure le prime reazioni degli utenti del web e dei rivenditori.

Si era già parlato 2015 di un’imposta sui liquidi destinati all’utilizzo delle sigarette elettroniche, che contenessero o meno nicotina. Di fatto la possibilità di acquistare le fiale dall’estero avrebbe, secondo alcuni, causato vendite non regolate, soprattutto a minorenni, con la quasi totale assenza di controlli sanitari adeguati.

Il dectreto che porta la firma della senatrice di Alternativa Popolare, Simona Vicari, segna il passaggio della e-cig ai Monopoli di Stato a partire dal 2018, con la conseguente impennata dei costi che, secondo alcuni, porterà la maggior parte degli consumatori a tornare al tabacco. Inoltre, la Corte Costituzionale ha dichiarato legittima l’applicazione di una tassa, che ammonta a 5 euro, sui liquidi per le e-cig.

I negozi già esistenti avranno tempo fino al 31 marzo per adattarsi alle nuove direttive e mantenere le licenze. Ciò mette a rischio l’intero settore e migliaia di posti di lavoro. 

Ci si chiede dunque se sia la scelta giusta quella di intaccare il mezzo che da anni sta agevolando la transizione per ex fumatori incalliti. Basti pensare a come la sanità britannica stia cercando di aumentare la diffusione della sigaretta elettronica come alternativa al tabacco, riconoscendola come nettamente “meno tossica”. Eppure dai sondaggi risulta chiarmo come sono ancora in troppe le persone che credono che tra le due le differenze, in termini di salute, siano poche.

 

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