“La Scuola d’Europa” raccontata dai ragazzi del Liceo Classico Mario Cutelli

Si è da poco conclusa la prima sessione del progetto “La scuola d’Europa”, che ha accolto nell’isola di Ventotene 31 studenti liceali di diversa provenienza e nazionalità, al fine di realizzare un confronto sui temi della Cittadinanza Europea, del rispetto, della solidarietà e dell’accoglienza. Tra gli studenti coinvolti nell’iniziativa, era presente anche un gruppo di 5 studenti di quarto anno del Liceo classico Mario Cutelli di Catania. LiveUniCT ha voluto intervistare i cinque giovani protagonisti di questa irripetibile esperienza formativa e culturale.

Ludovica, Elvira, Pierluigi, Roberta e Costanza sono i cinque studenti catanesi, che hanno preso parte dal 24 al 29 ottobre all’iniziativa “La scuola d’Europa”. Un progetto che, come ci spiega la prof. Pulvirenti accompagnatrice dei ragazzi durante questa esperienza, è nato durante la prima edizione del Ventotene Europa Festival, tenutosi nel maggio scorso. In quell’occasione, infatti, oltre ad essere redatta la cosiddetta “Dichiarazione di Ventotene” ad opera di studenti italiani, tedeschi e francesi, è stata ideata dall’Associazione “La nuova Europa”, con il contributo determinante della Dirigente scolastica del Liceo Mamiani di Roma e allo stesso tempo membro del Consiglio direttivo dell’associazione, Tiziana Sallusti, l’iniziativa dal titolo “La scuola d’Europa”. Quest’ultima si configura  come un momento di discussione e confronto proprio su alcuni dei temi contenuti nella Dichiarazione, quali, il rispetto, la solidarietà e l’accoglienza. Altro non è, quindi, che il proseguimento di un progetto più ampio che vede gli studenti, in prima persona, eredi e promotori dell’idea di Europa.

I cinque ragazzi, selezionati sulla base del merito nelle materie di storia e inglese, hanno  risposto alle nostre domande, raccontando ai microfoni di LiveUniCT, che cosa ha significato per ognuno di loro l’esperienza della scuola d’Europa.

Quali sono state le vostre impressioni su questa iniziativa tanto innovativa?

“A primo impatto, è stato difficile, ha rivelato Elvira. Ma una volta superato l’imbarazzo iniziale del trovarci di fronte ad un’esperienza nuova e non appena abbiamo imparato a conoscerci e a parlare, la discussione ha avuto toni accesi e decisi, e non sono mancati dei veri e propri dibattiti”.

Che cosa sentite di aver imparato in questi cinque giorni di lezioni, incontri e laboratori sulla cittadinanza Europea?

Costanza ha valutato proficuo il confronto avvenuto sia con i ragazzi rumeni, sia con gli altri cittadini provenienti dai licei italiani, ma che tuttavia non possiedono la cittadinanza italiana. “Mi hanno insegnato a vedere il mondo attraverso un’altra ottica e a comprendere il loro punto di vista, a prescindere dal fatto che questo fosse uguale o diverso dal mio”. Pierluigi ha definito, anche lui, il confronto come uno scambio di opinioni. “Siamo usciti tutti arricchiti da questa esperienza, perché abbiamo potuto conoscere nuove realtà, e comprendere anche la condizione degli altri ragazzi”.

Ma l’aspetto più importante che è venuto fuori da questa esperienza, secondo Pierluigi, è proprio il valore della scuola. “Noi abbiamo insistito molto su come la scuola potrebbe migliorare l’Europa. A nostro avviso, le grandi rivoluzioni culturali ed una maggiore consapevolezza di essere cittadini europei partono proprio dall’istruzione e dal valore dell’educazione scolastica.” Lo scopo degli studenti, impegnati a Ventotene, è stato, secondo i partecipanti stessi, quello di far capire in qualche modo che i giovani sono in grado di pensare ed imporre il proprio pensiero su temi politici di grande rilievo, giocando un ruolo attivo e contribuendo a migliorare la società, e soprattutto l’Europa.

“L’ Europa è la risposta” doveva essere il titolo della conferenza che il Presidente del Parlamento Europeo Tajani avrebbe dovuto tenere, ma che per vari impegni istituzionali non ha potuto realizzare. In che senso ed in che modo l’Europa può essere una risposta oggi, secondo voi? Secondo Ludovica, l’Unione europea potrebbe essere una risposta nella misura in cui tale Unione sia in grado di affrontare veramente qualsiasi problema che le viene posto, dal punto di vista bellico, così come dal punto di vista politico, sociale ed anche etico. Per fare ciò però bisogna che “le diversità siano preservate, perché esse sono il solo punto di partenza per creare un’Unione varia.”

Alla luce di queste recenti spinte separatiste (il caso della Brexit) ed indipendentiste (il caso della Catalogna), credete che l’Unione Europea possa ancora rappresentare un modello politico-istituzionale adeguato e allo stesso tempo legittimo agli occhi degli stati nazionali, oppure, tali tendenze possono e stanno già mettendo in crisi il modello di sistema politico dell’Unione? Pierluigi è convinto che l’Unione europea, nonostante tutto, possa sopravvivere. Egli, infatti, crede che l’UE non debba appianare le nostre differenze, ma piuttosto integrarle.

È chiaro che esistono delle differenze culturali, tuttavia, però tali differenze non devono segnare un discrimine culturale. “Se ci si focalizza su ciò che è diverso, non si può andare avanti. Invece dobbiamo essere consci della nostra storia d’Europa, e dirigerci tutti nello stesso verso, nella stessa direzione”. Con queste parole, Pierluigi invita a non focalizzarci sulle differenze tra i singoli Stati europei, bensì sulle analogie, e su tutto ciò che ci accomuna.

Nel documento finale della prima sessione della Scuola d’Europa, redatto proprio dai 31 studenti, si legge: “Dobbiamo ricordare la nostra storia, che ha molti punti in comune con quella dei nuovi migranti, e non dimenticare che, fino al secolo scorso, dal Vecchio Continente sono partiti molti flussi migratori verso il Nuovo Mondo. Oggi dobbiamo accettare la sfida delle nuove migrazioni, in parte determinate dalle politiche colonialiste e imperialiste dei vecchi stati nazionali”. In relazione al tema dell’accoglienza e dell’immigrazione come credete che l’Unione Europea dovrebbe agire? Costanza ci spiega che proprio tali tematiche sono state il fulcro dei dibattiti a Ventotene. Il suo parere, maturato dal confronto con gli altri studenti, in merito alla questione immigrazione è quello che ogni Paese membro dell’Unione dovrebbe fare qualcosa per accogliere i migranti. Parlando con le ragazze provenienti dalla Romania, ha scoperto che per la Romania ciò non è possibile, trattandosi di un Paese economicamente molto debole. Così il peso economico dei flussi migratori si riversa sull’Italia, e su quegli altri Stati europei economicamente più forti. Tuttavia, tale situazione è ingiusta. “La soluzione giusta sarebbe quella di equilibrare la situazione, distribuendo i migranti in maniera equa attraverso tutti gli Stati dell’Unione, conferendo fondi a quegli Stati che trovandosi in una situazione economica di debolezza, non possono attualmente ospitare i migranti”. 

È importante, oltre ad un’equa e reale distribuzione dei flussi migratori tra gli Stati membri, anche che l’Unione si impegni affinché i migranti possano sentirsi realmente integrati nel paese in cui vengono ospitati, non tanto come dei residenti, quanto più come cittadini a tutti gli effetti, destinatari di diritti così come di doveri civili.

A tal proposito, credete nel valore della Cittadinanza Europea? Elvira rivela che gli studenti si sono battuti fortemente per portare avanti questo valore. Tutti sono concordi nel ritenere che se ogni abitante di un paese dell’Unione potesse sentirsi veramente parte di un insieme culturale comune, si accrescerebbe anche il rispetto e la solidarietà, e verrebbero superati i nazionalismi che sono la causa di molti conflitti. Immaginate allora possibile un’Unione Europea intesa come una federazione di Stati, con una propria Costituzione, in un futuro prossimo? Per Pierluigi, la configurazione di una federazione di Stati sarebbe quanto meno auspicabile, oltre che probabilmente la soluzione migliore per il futuro dell’Unione. Questo perché “attraverso un sistema federale non si eliminerebbero le cifre identitarie pregnanti, ma si porterebbe allo stesso tempo avanti un progetto di unione e coesione culturale.” Dello stesso parere, anche le sue compagne, che vedono nel sistema federale l’obiettivo politico dell’Unione.

Infine, abbiamo rivolto loro una domanda semplice ma allo stesso tempo complessa, chiedendo: Quali sono, secondo voi, i valori che l’Unione Europea rappresenta oggi? 

È emerso da subito, però, il dubbio tra i valori che l’Unione rappresenta e tra quelli che invece dovrebbe rappresentare. E tra le perplessità generate da questa domanda, per fare chiarezza, è intervenuta prontamente anche la prof. Lo Monte, la quale ha curato la partecipazione dei ragazzi all’evento insieme al Dirigente scolastico del Liceo Cutelli Elisa Colella. Tra i valori che dovrebbe rappresentare l’Unione, senza alcun dubbio, ci sono quelli affrontati nei dibattiti: accoglienza, solidarietà, ma anche identità. Perché, come afferma Ludovica, “l’Europa fa parte dell’identità di ognuno di noi.” Tuttavia, non è ancora così, perché, prosegue Pierluigi, “manca quella base identitaria che ci dovrebbe accomunare tutti in quanto cittadini europei”. I ragazzi hanno così colto uno degli aspetti principali della discussione attorno all’Unione Europea, cioè il fatto che ad oggi non esiste ancora, quella che molti esperti hanno definito con il temine di “identità europea”, vale a dire un’identità culturale, ma anche storica comune, che conferirebbe quello status di legittimità politica che per certi versi oggi manca all’Unione.

Eppure, nonostante tutto, l’Unione Europea oggi rappresenta qualcosa. “Rappresenta un’opportunità non ancora pienamente realizzata” ha spiegato la prof. Lo Monte, referente dell’Alternanza Scuola Lavoro, in cui rientra lo stesso progetto di Ventotene. “L’ Europa è la culla della libertà e della democrazia”. Questi sono i nostri valori fondamentali, quelli che stanno alla base del Manifesto di Ventotene, scritto da grandi pensatori come Altiero Spinelli, che al confino, in un momento storico segnato dal conflitto, hanno avuto la capacità di guardare oltre ed immaginare un’idea d’Europa, come promotrice di pace e benessere.

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