Università, nasce laurea in Gastronomia: gli sbocchi professionali

L’Italia sì sa, è il paese del buon cibo, conosciuto e amato in tutto il mondo. Con dei nuovi corsi di laurea creati ad hoc, si unirà il sapere che deriva dalla lunga tradizione gastronomica italiana ai saperi accademici, con l’obiettivo di formare le nuove figure professionali del gusto. Tra i lavori che rientrano in questo settore, chef, sicuramente, ma non solo. Le occasioni per i futuri studenti sono molteplici.

Giovani con la passione per i fornelli, non avete idea di quale percorso universitario scegliere? Siete già iscritti ad un altro corso di laurea, ma passate più tempo a cucinare e perdervi tra gli scaffali del supermercato che non con la testa china sui libri? Per voi uscire significa andare a caccia di gusti e sapori insoliti e mai provati prima? Arrivano le classi di laurea in gastronomia e potrebbero fare al caso vostro. Attraverso un decreto legislativo della ministra Valeria Fedeli presto arriverà la classe di laurea triennale in Scienze, cultura e politiche dell’alimentazione e la magistrale Scienze economiche e sociali della gastronomia.  

L’amore per il buon cibo e la tradizione dello “stare a tavola” sono senza dubbio tra gli aspetti più caratteristici e amati della cultura italiana anche all’estero. Ristoranti di cucina italiana sono in angolo del mondo, non manca chi prova ad imitare i piatti della nostra tradizione,  chef stellati italiani conquistano le cucine di tutto il globo. E in contesti competitivi come quello di questo mondo non è più bene basarsi solo sul talento personale, le conoscenze e una buona dose di fortuna e determinazione. Questi elementi non possono di certo mancare, ma diventano davvero utili se uniti ad una formazione qualificata. Inoltre, il settore della gastronomia è popolato da figure professionali sempre più ricercate e da cui si pretende una preparazione che spazia in ambiti differenti. Questo il motivo per cui i futuri studenti si cimenteranno nello studio di materie che vanno dall’economia, giurisprudenza, scienze sociali, statistica, chimica, geografia, preistoria, storia greca e romana, agronomia, arboricoltura, microbiologia. Troppe? In realtà non sono finite qui. Si studierà anche filosofia, discipline demo-etneo-antropografiche, diritto comparato, cinema, scienze e tecniche dietetiche applicate. A cosa è dovuta la necessità di sottoporsi a quella che pare un’indigestione culturale?

Il motivo risiederebbe nella varietà di figure professionali che questi corsi di laurea si prefiggono di preparare: esperti, consulenti, agenti e comunicatori della gastronomia. Inevitabile avere coscienza dei funzionamenti del mercato, essere aggiornati sui trend globali e possedere nozioni storico- sociali per progettare i propri interventi e argomentarli in maniera mirata. Gli studenti saranno quindi preparati allo sviluppo di nuovi prodotti, format distributivi, servizi e dovranno poterlo fare attraverso una mentalità green, che rispetti l’ambiente e non ledi la salute dei consumatori e clienti. Gli studenti dei corsi di laurea in gastronomia completeranno la loro formazione con stage e tirocini e viaggi formativi nazionali ed internazionali a stampo pratico, ma che mirano anche ad ampliare il bagaglio culturale dei partecipanti. Qualche differenza tra triennale e magistrale. Il piano di studio dei primi si basa sull’acquisizione di 92 crediti formativi, invece per quello magistrale i crediti sono 48.

La proposta si basa sull’esperienza avviata dal 2004  dall’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, in provincia di Cuneo. Questa realtà, che fa dei concetti legati allo slow-food il suo cavallo di battaglia, si è via via aperta all’ambito internazionale, diventando un polo internazionale di formazione e ricerca.

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