Arrivano gli “Sneet”: i nuovi single né fidanzati né a caccia

Sempre più gente rimane single per scelta. Da oggi, i cuori solitari che intendono rimanere tali hanno un nuovo termine per definirsi: si chiamano Sneet, né fidanzati né a caccia.

L’amore è bello, ma chi dice che in due è meglio? Essere single oggi è sempre meno una fase transitoria e sempre più uno stato d’animo e una condizione stabile. Secondo un’analisi della Coldiretti sul censimento Istat 2015, in Italia le persone single sono aumentate del 41% circa rispetto a dieci anni fa e sarebbero quasi 7 milioni e 700 mila.

Ma l’essere single non sembra essere poi così semplice o, perlomeno, le sfumature di significato potrebbero essere moltissime. In effetti, sono sempre stati numerosi gli appellativi attribuiti alle persone che non sono impegnate in nessuna relazione: dai più neutrali come ‘celibe’, ‘nubile’, ‘single’ a termini con connotazioni più o meno negative come ‘zitella’, ‘scapolo d’oro’ e chi più ne ha più ne metta. Oggi, però, nell’epoca in cui vige l’imperativo di etichettare tutto, sembra essere arrivato un nuovissimo e scintillante termine coniato esclusivamente per una specifica categoria di persone: gli Sneet, persone single che non sono in cerca di nessun tipo di relazione.

Proviamo rapidamente a tracciarne un profilo e, se vi riconoscete, adesso sapete che esiste un appellativo creato apposta per voi. L’acronimo ‘Sneet’ in inglese vuol dire “Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying”, e nella lingua di Dante è stato tradotto con la formula “Né fidanzati né a caccia né in flirt”. Insomma, si tratta di tutti coloro che oggi, per un motivo o per un altro, non hanno una relazione e non sono nemmeno interessati ad averne una; coloro che a un appuntamento galante, un cinema o un caffè in compagnia, preferiscono rimanere da soli a casa a leggere un libro, guardare una nuova serie TV, senza faticare troppo per trovare la fantomatica anima gemella. D’altronde chi ha detto che bisogna trovarla per forza?

Ma, attenzione, gli Sneet chiariscono che non si tratta di un rifiuto in toto della vita di coppia. Lo sanno, in teoria, che in due potrebbe essere meglio, ma non vogliono sprecare tempo in tentativi vani o dando possibilità a chiunque. Gli Sneet escono dal loro guscio, fatto di libertà e autonomia, solo se ne vale veramente la pena, e quell’Altro di cui tutti sono alla ricerca esiste anche per loro: sembrerebbe assomigliare più ad un essere mitologico o a un animale rarissimo ma c’è e dev’essere una persona che ne non ne intacchi l’indipendenza e che aggiunga qualcosa alla loro vita. Insomma, se la persona giusta arriva bene, altrimenti perché sprecare energie?

Le elucubrazioni fioccano. C’è chi ritiene si tratti di semplice paura di impegnarsi, di fragilità o di uno scudo protettivo per le delusioni passate, che si rischia di chiudersi dentro a una corazza, di diventare pigri e insensibili; altri ancora sostengono, al contrario, che gli Sneet sono più lungimiranti e felici. Ma, al di là del nuovo termine da aggiungere alla lista infinita di parole che abbiamo a disposizione per dire tutto e niente (come dice Nanni Moretti in “Palombella Rossa”, le parole sono importanti), la filosofia di vita dei cosiddetti “Sneet” non è forse riassumibile col buon vecchio detto: “meglio soli che male accompagnati”?

 

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