SCUOLA – Insegnanti in rivolta: stipendi disuguali e più bassi rispetto all’Europa

Insegnanti italiani in rivolta: lanciate due petizioni per i docenti della scuola dell’infanzia e primaria e per equiparare gli stipendi di docenti italiani ed europei. Positive le reazioni, moltissime le firme.

Una categoria bistrattata e in costante difficoltà: sono i docenti del nostro Paese che, in confronto agli insegnanti del resto dell’Europa, vivono una situazione problematica per quanto riguarda accesso all’insegnamento, trattamento e stipendi.

Per questo motivo, in questi giorni, gli insegnanti di tutto il Paese sono in rivolta e richiedono l’attenzione del Ministero dell’Istruzione: alla vigilia di Ferragosto, sono state lanciate due petizioni che, nel giro di qualche giorno, hanno già avuto riscontri positivi, raccogliendo rispettivamente 4.300 e 6.000 firme. Le richieste sono due e sono chiarissime: equiparare ore di lavoro e retribuzione in ogni ordine d’istituto e avere lo stesso trattamento economico dei colleghi europei.  

La prima riguarda, in particolare, gli insegnanti della scuola dell’infanzia e della primaria che guadagnano meno rispetto ai colleghi delle medie, superiori e università. Per accedere all’insegnamento di qualsiasi grado e istruzione, infatti, oggi è prevista la laurea e la diversità di trattamento per quanto riguarda lo stipendio non è più tollerata dai docenti interessati. È stata Ilenia Barca, docente alla scuola primaria, a lanciare la petizione sostenendo che – alla stregua dei docenti di medie, superiori e università – anche gli insegnanti della scuola dell’infanzia e della primaria possiedono una laurea, specializzazioni, master e competenze che vanno dall’informatica all’inglese. A parità di titoli e competenze, perché gli stipendi sono inferiori? I numeri parlano chiaro: nel corso della propria carriera, un insegnante di scuola primaria guadagna dai 22.394 ai 32.924 euro lordi, mentre i docenti di scuola media e superiore arrivano fino a 37.799 euro lordi. Senza contare il fatto che per la scuola primaria sono previste 24 ore settimanali di insegnamento mentre per le medie e le superiori le ore previste sono 18.

Entra, inoltre, in gioco la questione della responsabilità nei confronti degli alunni che – secondo la promotrice dell’iniziativa – sarebbe maggiore per i docenti della primaria. La fascia d’età in cui si collocano gli alunni della primaria sarebbe, infatti, quella più delicata e importante per lo sviluppo e la formazione, collocandosi gli studenti tra i tre e i dieci anni.

La seconda petizione riguarda, invece, più in generale, tutti gli insegnanti italiani che – rispetto ai colleghi di altri Paesi europei – ricevono degli stipendi più bassi. Anche qui, i numeri parlano chiaro: un insegnante delle superiori, in Italia, guadagna dai 24.141 ai 37.799 euro lordi, circa diecimila euro in meno rispetto ad un collega spagnolo, finlandese o portoghese. Per non parlare poi del confronto con i colleghi austriaci che arrivano a guadagnare fino a 61.181 euro e coi tedeschi che arrivano addirittura a 63.944 euro. Rispetto alla media europea che si attesta intorno ai 46.745 euro lordi, comunque, gli insegnanti italiani sono quelli che, tra tutti, guadagnano meno.

A questo si aggiunge il fatto che gli insegnanti italiani sono quelli che, in Europa, lavorano di più con un massimo di 35 anni di contribuzione. Un dato che si scontra, inoltre, con la condizione di gran lunga migliore dei colleghi europei per quanto riguarda l’accesso all’insegnamento, la tutela e la promozione della salute e la situazione di precariato che affligge tutti gli insegnanti italiani.

La doppia petizione, disponibile su Charge.org, ha ricevuto e continua a ricevere in queste ore un grande supporto dai docenti di tutto il Paese e la promotrice dell’iniziativa mira a raggiungere, nel più breve tempo possibile, proprio Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, a cui la petizione è indirizzata.

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