CATANIA – Come si spostano gli studenti universitari? Il sondaggio sulla mobilità sostenibile

Catania, come molte altre città siciliane si posiziona, da anni, agli ultimi posti per quanto riguarda la mobilità sostenibile. Indice di ciò è sicuramente il tasso di motorizzazione, tra i più alti d’Italia. Le automobili e i mezzi privati continuano ad essere molto sfruttati, nonostante alcune recenti novità, come l’ampliamento dalla rete metropolitana. Tramite un sondaggio tra gli studenti dell’Università di Catania, abbiamo cercato di capire se questa realtà persiste anche tra i più giovani. 

 

Secondo i dati elaborati da Euromobility con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e relativi al 2016, Catania si colloca al 45° posto per tasso di motorizzazione, ciò significa che ci sono circa 68 automobili ogni 100 abitanti. Dati non certo positivi, soprattutto se si pensa che la nostra città si classifica al 41° posto nella classifica della “Mobilità sostenibile in Italia sulle principali 50 città”.

Il problema del grande traffico di automobili, che affligge maggiormente il Sud Italia, risiederebbe, secondo gli esperti, in un’insufficiente offerta di trasporto pubblico. Indubbiamente, l’amministrazione urbana catanese si sta muovendo in tal senso, e i cittadini ripagano l’erogazione di questi nuovi servizi pubblici. A confermarlo sono gli straordinari risultati ottenuti dalla metropolitana, utilizzata da un numero sempre in crescita di utenti (leggi anche: CATANIA – Numeri da record per la metro, ma utenti chiedono apertura domenicale e serale ), ma non è abbastanza. La città chiede e merita ancora molto, visto anche il flusso sempre maggiore di turisti che scelgono la nostra città come meta per le loro vacanze.

Per conseguire un livello maggiore di mobilità sostenibile, anche l’Università di Catania si è impegnata nella promozione di misure per la riduzione degli impatti della mobilità di studenti e personale dell’Ateneo derivanti da un uso eccessivo e inefficiente dell’auto privata, attraverso servizi di carpooling. Ed, a proposito di università, abbiamo condotto un sondaggio su un campione di 100 studenti di Unict, frequentanti vari dipartimenti e differenti anni di corso.

“Quale mezzo di trasporto utilizzate per raggiungere l’università?” è la domanda che abbiamo posto al nostro campione di studenti. Le risposte hanno in parte confermato la tendenza ad utilizzare i mezzi privati. Per esattezza, il 29 %  hanno affermato di andare a piedi, un altro 29 % di andare in auto, e 23 % di prendere l’autobus. 7 su 10 hanno affermato che qualcun altro li accompagna in macchina, e soltanto 3 di loro prendono la metro. Tra i restanti 9 che hanno affermato di utilizzare altri mezzi 6 usano lo scooter, 2 vanno in bicicletta e 1 prende il treno.

Aggregando i dati, possiamo facilmente confrontare l’utilizzo di mezzi pubblici e mezzi privati. Sommando gli studenti che prendono l’auto, quelli che prendono lo scooter e quelli che vengono accompagnati, il totale di coloro che usano mezzi privati è 42 su 100, mentre, se sommiamo coloro che usano mezzi pubblici, cioè autobus, metro e treno, il totale è nettamente inferiore, vale a dire 27 su 100. Sommando coloro che si muovono a piedi e quelli che prendono la bici, si ottiene un totale di 31 su 100.

I risultati sono sorprendenti se consideriamo che, sommando tutte le categorie che non utilizzano l’auto privata, si ottiene che 58 su 100 studenti scelgono la mobilità sostenibile. Sicuramente complice della scelta è il fatto che molti studenti fuori sede abitino vicino al proprio dipartimento universitario, per cui non necessitano di mezzi di trasporto per raggiungere l’università. 

Confrontando invece chi utilizza mezzi di trasporto pubblici con chi sceglie mezzi privati, otteniamo la conferma di una realtà, che speriamo possa veramente cambiare nei prossimi anni, grazie non soltanto all’ampliamento delle tratte della metropolitana e ai collegamenti previsti con le aree extraurbane, di periferia e dei paesi etnei, ma anche grazie ad un miglioramento generale nell’offerta degli autobus catanesi, e grazie alla realizzazione di una reale rete di piste ciclabili, all’interno di un piano urbanistico complessivo e comprensivo, che miri alla tutela dell’ambiente e che metta al primo posto le persone e non i veicoli.

 

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