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ISTRUZIONE – Petizione al ministro da parte di docenti: “Studenti scrivono male, bisogna intervenire”

Ci sono volte in cui capita di vedere un collega universitario fare dei vero e propri “orrori” di grammatica, che siano di distrazione oppure per via di una regola ortografica mai imparata. Si sa che l’italiano è una lingua estremamente difficile, ma certi errori all’università…sono davvero possibili?

Benché spesso si pensi ad un fenomeno isolato, in realtà questi sbagli vengono commessi molto più di quanto si pensi e da un numero consistente di studenti che magari in procinto di conseguire la laurea si trovano a sbagliare pronomi, tempi verbali e quant’altro. Il motivo? Sicuramente non è da imputare solo ad una scarsa attenzione, tutt’altro. La verità è che da un po’ di tempo a questa parte l’insegnamento dell’italiano è stato notevolmente penalizzato, e non assolutamente per colpa dei docenti che lo insegnano. Il tema non è stato infatti approfondito a dovere dai diversi governi e un piano per l’apprendimento della lingua italiana atto a permettere di parlarla e scriverla in maniera corretta è stato nel corso degli anni sempre più svalutato. Non a caso i docenti universitari lamentano ormai da tempo questi deficit linguistici negli universitari, tanto da rendere necessari in alcuni casi corsi di recupero e potenziamento della lingua italiana.

Per questo motivo il Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità ha avviato una petizione sotto forma di lettera da presentare al Parlamento, al Ministro dell’Istruzione e al Presidente del Consiglio per denunciare l’incresciosa situazione che concerne la nostra bella lingua. La lettera, inviata a tutti i docenti italiani, è stata già firmata da un cospicuo numero di intellettuali, tra cui Accademici della Crusca, rettori e scrittori in tutto il Paese.

La richiesta avanzata con la petizione in questione è quella di rivalutare ponendola come obiettivo primario nell’istruzione la didattica della lingua italiana da un punto di vista scritto e orale: in questo modo, ci si aspetta che al termine del primo ciclo d’istruzione (quindi finita la terza media) gli studenti abbiano gli strumenti linguistici necessari non solo per scrivere correttamente, ma anche per esprimersi in maniera adeguata, altro argomento sul quale i docenti universitari hanno spesso dibattuto.

Ponendo il potenziamento della didattica dell’italiano al centro dell’istruzione si potrà garantire un livello standard di competenze che potrà, anzi dovrà, essere raggiunto dagli studenti di tutta Italia senza eccezioni. Gli alunni verrebbero aiutati nel processo di apprendimento anche con l’introduzione di verifiche nazionali a base di dettati, riassunti, scrittura a mano, tutte quelle che sono state le “fondamenta” della scuola di sempre e che si stanno purtroppo perdendo di vista.

Dunque, quello in cui si spera è che l’italiano, la nostra bella e difficile lingua, riceva l’attenzione che merita e che nel corso del tempo la didattica venga effettivamente cambiata in positivo. D’altronde, se si è arrivati fino all’università ci saranno delle capacità di fondo, giusto? Quindi l’importante è avere con sé quegli strumenti adatti a far emergere al meglio queste capacità, in modo da non trascinarsi dietro “orrori” che poi è davvero difficile eliminare col passare del tempo.