UNICT – “Internazionalizzazione, Ricerca e Osservatorio della didattica”: parla il prof. Basile

In corsa per la poltrona di rettore dell’UniversitĂ  di Catania vi è il prof. Francesco Basile, classe 1955 e originario di Catania. Laureato nel corso di Medicina e Chirurgia, è attualmente ordinario di Chirurgia generale all’UniversitĂ  di Catania.

 Presidente della Scuola “Facoltà di Medicina”, nel 2012 è stato nominato dal Ministro della Salute membro del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Superiore di Sanità. Intervistato da LiveUniCT, ha parlato delle iniziative da realizzare qualora fosse eletto rettore. 

  1. Lei ha più volte dichiarato di aver avanzato la sua candidatura dopo il ritiro di Pignataro e di voler lavorare in continuità con l’amministrazione dell’ex rettore. Cosa vorrebbe realizzare di diverso rispetto a quanto già fatto?

Io penso che in una prima fase bisogna completare quello che ancora non si è riuscito a terminare, occorre intervenire su alcuni dati importanti per evitare la stasi che c’è stata negli ultimi tempi: programmazione triennale, nuovo consiglio d’amministrazione, programmazione ricerca, bilancio provvisorio. Successivamente il mio interesse è rivolto alla fruibilitĂ  dell’universitĂ  per gli studenti: occorre rivedere il problema delle aule, dei laboratori didattici, dei tirocini degli studenti, delle strutture. L’internazionalizzazione va implementata per studenti e ricerca, dobbiamo migliorare gli scambi sia interdisciplinari che con l’estero per migliorare la qualitĂ  della ricerca. Ma occorre anche valutare la nostra macchina amministrativa: abbiamo un numero elevato di dipendenti nel personale tecnico-amministrativo e  il supporto che l’universitĂ  da ai docenti può essere certamente incrementato.

  1. Nel suo programma, si legge tra le proposte la volontà di favorire l’occupazione di laureati realizzando accordi con aziende del territorio. Qual è la sua idea? Come mai fino ad ora non è mai stata accentuata la componente post-laurea dell’Ateneo?

Noi soffriamo, viviamo in un territorio che non ha tantissime imprese importanti, per le universitĂ  al Nord Italia è piĂą facile. Però, abbiamo una serie di imprese con le quali dobbiamo stringere accordi e convenzioni, affinchĂ© gli studenti degli ultimi anni vadano a svolgere stage lì. Gli studenti devono farsi conoscere, perchĂ© se un domani questa azienda dovesse avere bisogno di aumentare il numero di impiegati potrebbe pensare ai ragazzi che hanno giĂ  conosciuto quell’ambiente. Tuttavia bisogna anche portare dentro l’universitĂ , organizzando seminari e cicli di lezione, i dirigenti delle aziende,concordemente con i docenti della materia. In tal modo i ragazzi possono capire meglio cosa si fa in quel tipo di azienda o ente, comprendere se è un campo che li può attrarre per un’occupazione futura.

  1. In riferimento all’organizzazione dei dipartimenti universitari e del personale tecnico-amministrativo, cosa ne pensa? Cosa migliorerebbe?

L’organizzazione ultima col decentramento del personale nei dipartimenti sta andando bene. I dipartimenti si lamentano un po’ perché gli elementi di personale che hanno come risorse non sono sufficienti a svolgere tutti i compiti previsti, in qualche caso è così e quindi occorre meglio distribuire il personale tra il centro e la periferia. Però io, in prima istanza, desidererei fare è un censimento del personale, vedere in quali settori abbiamo carenza e in quali esuberi. Generalmente il personale preferisce stare nella sede centrale, ma le esperienze di chi è stato trasferito nei dipartimenti sono buone, perché si formano piccoli gruppi di lavoro.

  1. Nel suo programma si parla dell’istituzione di un “Osservatorio della didattica”. Come nasce questa proposta?

La proposta è nata perché abbiamo avuto un calo degli iscritti negli ultimi anni. Questo calo può essere dovuto alla demotivazione dei nostri giovani, che preferiscono trovare lavoro, o alla migrazione, ma anche alla mancanza di attrattivitĂ , che si basa su qualitĂ  della didattica e offerta formativa: dovremmo riuscire a creare dei corsi che rispondono alle richieste dei nostri giovani e del territorio. L’Osservatorio deve valutare se l’offerta formativa è corretta, se all’interno di ogni corso di laurea ci sono gli ordinamenti formativi adeguati, perché in qualche caso possono essere rimodernati, inserendo materie piĂą attrattive. L’Osservatorio deve valutare quella che è la qualitĂ  della didattica. Deve studiare la situazione e dettare i correttivi.

  1. Ha dichiarato che, qualora venisse eletto, sarĂ  il prof. Magnano San Lio a svolgere il ruolo di prorettore, come mai ha deciso di farlo presente fin da subito? Ha pensato anche ad altri docenti che potrebbero ricoprire ruoli di rilievo?

La mia candidatura nasce in concerto con altri docenti e direttore di dipartimenti, abbiamo discusso dopo la rinuncia a candidarsi del rettore Pignataro e abbiamo scelto di porre una candidatura unitaria: è stata scelta la mia persona. Ho creduto che fosse corretto fare vedere alla comunità didattica che la mia candidatura non nasce da me come singolo ma da un gruppo. Il nostro gruppo esprime la mia candidatura come rettore, ma gradisce anche che ci sia un prorettore di altre discipline, di area umanistica. Nelle figure di rettore e prorettore, cerco di rappresentare tutti gli ambienti, sia quello scientifico che quello umanistico. Io ho voluto scegliere il prorettore, non ho ancora indicato quelli che saranno i delegati del nostro statuto, non l’ho indicato perché in questo momento mi sto confrontando con tutti gli ambienti e tutti i dipartimenti. La scelta la vorrei fare dopo aver conosciuto tutti.

  1. Per cosa pensa che il suo programma elettorale si distingua da quello degli altri candidati?

I programmi per alcuni versi sono simili. Io ho puntato diversamente dagli altri su alcune cose, sull’internazionalizzazione della ricerca, secondo me è anche importante dare l’opportunità ai nostri docenti di andare fuori e ai docenti dell’estero di venire in Italia. Leggendo il programma degli altri, mi pare di aver posto più attenzione alle esigenze degli studenti, l’ho messo al primo punto perché sono la nostra utenza. Ho pensato in particolare all’Unict Identity Card, per docente e per studente, che consente di risvegliare lo spirito di appartenenza e di avere agevolazioni, grazie a convenzioni che faremo per trasporti e altri ambiti. Io punto molto sulla terza missione, il contatto col territorio è fondamentale. Noi dobbiamo aprirci, ci si deve aprire anche al Mediterraneo noi potremmo essere il faro del Mediterraneo. Ad esempio un’idea, che non è scritta nel programma, è quella di creare un master sui professionisti dell’accoglienza, molto richiesta. Occorre aprirsi al Mediterraneo, all’Europa cercando di incentivare gli scambi e i progetti di ricerca, tenendo conto della centralità dello studente nel nostro Ateneo.

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Classe ’93, nata a Noto, è laureata in Lettere Classiche all’Università di Catania. Quando è appena una matricola, entra a far parte dell’Associazione Culturale Liveunict e collabora come redattrice. Adesso è coordinatrice della redazione e, tra i libri e gli esami, si dedica alle sue passione: scrivere e informare.

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