UNIVERSITÀ – Chi dorme non piglia pesci? Arrivano gli spazi per il pisolino degli studenti

Sorprendenti innovazioni nell’Università di Edimburgo: quattro aree relax per consentire agli allievi di riposare, salvaguardando i risultati didattici.

L’Università della Gran Bretagna coccola i propri allievi e tutela i propri interessi, per questo permette loro di dormire anche durante le ore di lezione. Scaturisce da questo il progetto dell’Università di Edimburgo, che ha predisposto appositi spazi, attrezzati ad hoc per il riposo.

Potrebbe sembrare un controsenso, ma non lo è affatto. Svolgere le attività quotidiane con la pesantezza del sonno arretrato sulle spalle, riduce di molto la nostra resa. Se siamo inoltre chiamati ad usare la mente, la mancanza di sonno è uno dei principali fattori che incidono negativamente sul rendimento. Ecco perché è importante garantire il riposo agli studenti. In fondo bastano anche solo pochi minuti per recuperare le energie sciupate a seguito di notti troppo brevi. È quello che faceva Plinio il Vecchio, noto per la sua capacità di addormentarsi subito e in qualsiasi luogo, concedendosi brevi e ristoranti pisolini. È quello che faceva anche il grande Napoleone.

Questo è il motivo per il quale l’Università di Edimburgo ha deciso di investire 40 miliardi di sterline nell’acquisto di quattro postazioni relax. Tali spazi, in inglese definiti nap pod, prevedono delle postazioni simili a “gusci spaziali” . Per abbandonarsi al relax è possibile inoltre indossare dei caschi, attraverso cui ascoltare musica e vedere immagini rilassanti. Il programma mira a combattere sonno arretrato e disturbi psicologici, quali ansia, depressione e attacchi di panico.

Gli studenti si dicono entusiasti anche se qualche lamentela scaturisce dall’esiguo numero di nap pod rispetto alla mole degli studenti iscritti: quattro postazioni per trentamila allievi che dovranno mettersi in coda per usufruirne in una pausa di 40 minuti.

Dai dati emerge che la mancanza di sonno comporta all’economia britannica una spesa notevole. Conseguenze quali stress, scarso rendimento e problematiche psicologiche costano ogni anno al governo 40 miliardi di sterline, che si perdono in giorni di malattia e improduttività.

Un’indagine condotta dall’istituto indipendente inglese Rand Europe ha inoltre confermato essere vero il fatto che “chi dorme non piglia pesci”. Utilizzando un campione di 62mila persone provenienti da cinque paesi diversi (America, Germania, Giappone e Canada), si è giunti a concludere che le “notti brevi” portano un rallentamento della crescita economica pari all’1,9 per cento. Un risultato che vale sia per il mondo del lavoro che per quello accademico.

Farsi garanti del riposo generale dovrebbe essere dunque un interesse generale, verso cui governi e università dovrebbero tendere le orecchie. Incentivare al riposo, fornire spazi e pause relax, sarebbe sicuramente un primo passo decisivo per avere una maggiore resa. Passo ancora molto incerto e vacillante nelle realtà italiane e siciliane. Ma se l’università non fornisce gli adeguati spazi per il riposo degli allievi, spesso sono gli allievi stessi ad attrezzarsi di conseguenza. È il caso di Ivan, lo studente dell’Università di Catania, che si aggirava nei pressi del Monastero dei Benedettini con un’amaca sottobraccio, da montare all’occorrenza tra gli alberi creando un ombreggiato nido di studio e riposo.

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