ERASMUS – È italiana l’ideatrice del progetto: “Ecco come è nato tutto”

Sofia Corradi, 82 anni, soprannominata “mamma Erasmus” è l’ideatrice italiana del Progetto Erasmus, un programma di mobilità studentesca dell’Unione Europea che vede il coinvolgimento di oltre 4 milioni di ragazzi.

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È stata fino al 2004 Professoressa di Educazione Permanente all’Università Roma Tre ed il prossimo lunedì, in occasione della festa dell’Europa, verrà insignita del prestigioso premio “Carlo V” dal Re di Spagna Filippo IV e dal presidente del Parlamento Ue Martin Schulz. A “La Stampa” racconta i motivi che la spinsero ad ideare e a credere nel progetto Erasmus.

Un’arrabbiatura e un’umiliazione: ecco la genesi dell’Erasmus. Ho promesso a me stessa che nessun altro studente avrebbe dovuto subire un’offesa come quella che avevo patito io. Dopo gli studi in giurisprudenza vinsi una borsa di studio Fulbright, finanziata con la vendita all’asta dei residuati bellici della II Guerra Mondiale, che mi diede la possibilità di passare un anno alla Columbia University di New York, conseguendo un Master in diritto comparato. Rientrata a Roma mi sono presentata alla segreteria dell’ateneo per farmi convalidare gli esami: lì mi hanno guardata con disprezzo, dileggiandomi davanti a tutti. In quel momento è nata l’idea dell’Erasmus

Successivamente la Corradi svolge attività di ricerca sul diritto allo studio presso l’Onu ed in seguito diventa consulente della Conferenza dei Rettori Italiani. A Ginevra, in un incontro dei pari ruolo europei, viene presentato dal rettore dell’Università di Pisa, Alessandro Faedo, un appunto che costituisce, afferma la professoressa, “il nocciolo dell’Erasmus, un promemoria redatto con la mia macchina Lettera 22 e che conteneva i punti salienti del progetto” recante il seguente testo:

“Lo studente, anche se non appartenente a famiglia residente all’estero, può chiedere di svolgere parte del suo piano di studio presso università straniere, presentandolo all’approvazione del Consiglio di Facoltà in preventivo. Il Consiglio di Facoltà potrà dichiarare l’equivalenza, che diventerà effettiva dopo che lo studente avrà prodotto la documentazione degli studi compiuti all’estero».”

Questo appunto viene adottato dal ministro per la Pubblica Istruzione dell’epoca, Mario Ferrari Aggradi, per un disegno di legge approvato anni dopo.

Ma eravamo davvero solo all’inizio – continua la Corradi – e da quel momento lo sforzo andava in due direzioni: sollecitare l’ambito politico e parallelamente preparare le tabelle di equivalenza dei singoli esami tra vari atenei. Ogni nuovo documento e ogni tabella la duplicavo in decine di copie con il ciclostile, e inviavo lettere a rettori, docenti, politici, europarlamentari. 18 anni di battaglie, di piccole e grandi sconfitte, in cui ho rotto le scatole a tantissima gente. L’unica cosa che sopravviveva era il mio promemoria, che continuava ad essere usato come modello di riferimento».

Finalmente per la prima volta nel 1976 gli esami sostenuti da studenti italiani in Francia vengono, a fatica, convalidati ; è l’inizio di ciò che nel 1987 sarebbe diventato l’Erasmus.

«Studiare all’estero mi ha cambiato la vita – conclude la Corradi – ed è quello che ancora oggi racconto agli studenti nei tanti incontri che faccio. La cosa bella è che dopo le chiacchierate spesso si va a cena insieme, e quasi sempre mi chiedono di andare in discoteca con loro. Un’amica psicologa mi ha detto che è un modo per ringraziarmi per averli incoraggiati a volare fuori dal nido, ed è il massimo per un educatore: prima o poi mi sa che accetterò l’invito».

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