Disintossicarsi da internet: il Giappone lancia programmi di recupero

1290099_10201749822336358_856975567_nDipendenza online o dipendenza tecnologica sono i termini che sintetizzano la molteplicità di significati racchiusi nella definizione Internet addiction disorder, cioè dipendenza da internet. Questa dipendenza è considerata una vera patologia e pertanto è divenuta oggetto di studio da parte dei ricercatori, che osservano gli effetti che provoca su chi ne è affetto. Sono molti gli Stati che hanno mostrato interesse per questo fenomeno e che hanno avviato “programmi di recupero” complessi per la cura dei “retomani”.

Il governo giapponese lo scorso anno con la collaborazione dei ricercatori della Nihon University ha coinvolto un campione di 100.000 ragazzi per indagare sul rapporto che intercorre tra studenti e internet. I risultati hanno individuato che l’otto percento dei ragazzi è “dipendente a livello patologico” da internet, il ventitré percento presenta problemi legati al sonno e ilquindici percento ha affermato di svegliarsi improvvisamente durante la notte. Il timore del governo è che ad essere coinvolti sono circa un milione di studenti tra i 12 e i 18 anni e per questo motivo il Ministero dell’Educazione aprirà strutture adatte nelle quali per un periodo gli affetti da tale patologia possono stare lontani da internet, per curarli e per combattere il trend della crescita. Il Ministero vorrebbe inserire un progetto di ricerca sulla dipendenza da internetall’interno del bilancio per il prossimo anno fiscale, chiedendo di finanziare i programmi pensati per allontanare i più giovani dalle troppe ore trascorse di fronte alle nuove tecnologie e a darne il segnale è stato il Daily Telegraph.

Gli studenti verranno ospitati in apposite strutture con attività all’aperto e in campi estivi per la disintossicazione da internet, i campi all’aperto saranno necessari, poiché gli studi dimostrano che  i dipendenti soffrono di vere e proprie crisi di astinenza se privati di una connessione ad internet.

A parlare al Telegraph è stato Akifumi Sekine, portavoce del Ministero dichiarando “Si tratta sempre pù di un problema, secondo le nostre stime la dipendenza riguarderebbe 518.000 studenti di scuole medie e secondarie di tutto il Giappone. Ma il numero è in crescita e i casi potrebbero essere molti di più”.

La Cina, con il numero di utenti più elevato, ha mostrato gravi casi che hanno attirato l’attenzione della stampa. Tra i tanti l’avvelenamento da parte di un quattordicenne dei genitori che gli avevano impedito di giocare con un videogiochi e ancora un tentato suicidio come protesta di fronte alle restrizioni d’uso imposte dai genitori. La Cina pertanto ha portato avanti il concetto di “campi per l’astinenza da internet”, ma solo teoricamente, infatti non sono mai stati messi in pratica. Ilprimo centro d’ indipendenza da internet è stato aperto nel 2004 e già nel 2009 aveva ospitato più di 3000 adolescenti. Il trattamento riservato ai pazienti era molto duro e aggressivo, si sono registrati casi di violenza e di morte, tanto da essere definito “campo di addestramento militare con sede a Pechino”.

Il programma del governo giapponese si presenta più umano, infatti gli studenti risiederanno in strutture prive di connessione a internet e verranno stimolati a svolgere attività all’ aperto, con lo scopo di limitare l’uso di internet che è stato considerato la causa di insonnia, disturbi alimentari, depressione e scarsi risultati nello studio ed uscire all’aria aperta dimenticando il computer e il mondo di internet. Il fenomeno, nonostante queste ricerche, è ancora scarsamente compreso. Alcune ricerche riportano che un americano su otto ne sarebbe affetto, ma questo tipo di studi può essere manipolato facilmente fino a mostrare un forte scetticismo nei confronti di questa patologia.

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Classe '92 . “Caffè, libri e tetris di parole”, ha definito la vita così, perché sono queste le tre cose che non devono mai mancarle. Legge da quando ha scoperto che i libri le fanno vivere più vite e sin da piccola scrive ovunque, perché le cose quando si scrivono rimangono. Cresciuta a Mineo è rimasta affascinata dagli scrittori che ivi hanno avuto i natali: Paolo Maura, Luigi Capuana e Giuseppe Bonaviri. Laureata in Lettere Classiche, presso l’Università di Catania, attualmente studia Italianistica all'Alma Mater di Bologna. Redattrice e proofreader per LiveUniCT e membro FAI.

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